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Un Attent: i giovani e la Festa dei Gigli, quale futuro?

Trasmettere i valori ed il retaggio della Festa dei Gigli alle generazioni più giovani dovrebbe essere una priorità, ma qual è la situazione attuale?

Il folklore della Festa dei Gigli non può prescindere dal tessuto sociale e culturale che lo circonda.

È come un filo invisibile che lega questa manifestazione alla città di Nola: una crescita (o anche involuzione, dati i recenti trascorsi) che si sviluppa su binari paralleli, come uno specchio che proietta l’immagine ed i cambiamenti che avvengono.

Nola ed i suoi cittadini, quindi, caratterizzano le dinamiche della Festa, segnando spesso in modo inconscio anche il tramonto di alcuni momenti e di precise tradizioni in un cursus lungo un anno e profondamente particolareggiato.

Mentre le persone più avanzate sul piano anagrafico sono custodi del presente, il futuro è, in modo imprescindibile, appannaggio delle generazioni più giovani.

Ma proprio questa fascia sociale, che assurge ad una responsabilità molto delicata, come si rapporta alla kermesse giglistica? Quali saranno le linee evolutive da qui ai prossimi decenni?

I giovani e la Festa dei Gigli, le criticità di questo rapporto

In una società in continua evoluzione ed alle prese con le profonde spaccature segnate dalla pandemia del Covid-19, i giovani (orientativamente, under 30) hanno pagato e continuano a pagare un caro prezzo. Spesso costretti a risiedere lontano dalla propria città natale per motivi di studio o di lavoro, si sta segnando una dinamica che può seriamente pregiudicare il lascito della Festa dei Gigli.

Una buona porzione di questi ragazzi sta progressivamente perdendo la conoscenza (ed anche la minima confidenza) con quei riti intermedi (come la consegna della bandiera di corporazione ai nuovi Maestri di Festa e la questua) che portano alla ballata degli obelischi nel mese di Giugno.

Questo allontanamento può tramutarsi in una “perdita della memoria”, perché oltre ad appuntamento ben noti e cristallizzati ci sono momenti che si stanno già perdendo nelle maglie del tempo. Ne è esempio la “cacciata”, che annuncia e presenta alla città la nuova maestranza all’indomani del termine della processione domenicale.

Solo una goccia di una cultualità secolarizzata da passaggi che durano un anno intero, per poi venir simboleggiati dalla domenica in onore di San Paolino. Che è un giorno, che richiama la totalità dei fuorisede alla propria città, ma resta pur sempre un singolo ingranaggio di una macchina molto più grande e dai meccanismi di non immediata comprensione.

Perché poi chi resta a vivere Nola nel quotidiano finirà per trovarsi in difficoltà, siccome la Festa dei Gigli è fatta di unione e quindi di necessario coinvolgimento sociale a più livelli.

I fenomeni segnati da questo momento storico ed economico finiscono per generare ripercussioni anche sul folklore, mettendo a rischio una questione imperante: la trasmissibilità della Festa dei Gigli. Un concetto che è sì sociale, ma anche culturale in quanto si assiste, con l’avvicendarsi dei decenni, a fenomeni di integrazione etnografico con elementi esterni; talvolta avviene integrazione efficace, o in alcune occasioni si generano spaccature con la linearità della tradizione.

Ma ai giovani la Festa dei Gigli piace?

In tale ottica di incertezze, è importante rispondere anche ad una domanda: ma ai giovani, la Festa dei Gigli piace?

Sicuramente, nella misura che presenta questa manifestazione come una miscela unica nel suo genere di sacralità e goliardia. Una robusta alternanza che vede naturalmente propendere i più giovani per i momenti di leggerezza.

È bello partecipare fin quando se ne ha voglia, tempo e possibilità, decisamente più scomodo invece prendersi responsabilità. Perché gli obelischi in legno richiedono tanta dedizione e costante impegno, in diversi ruoli: da quello del cullatore fino alla figura del Maestro di Festa.

Il primo è deputato al trasporto della macchina da festa, e come tale vive una dimensione aliena rispetto a quanto si vede dall’esterno. Bisogna dimostrarsi presenti e disponibili allo sforzo fisico, rispettando l’impegno preso nei confronti del proprio capoparanza. Un’onere che può diventare sfiancante soprattutto nelle ore della ballata pomeridiana, quando bisogna completare il percorso per le strade del centro cittadino.

Ad un livello diverso, ed ancora più articolato, è l’impegno che deve portare avanti il Maestro di Festa. Suo compito è organizzare un calendario di ritualità che di fatto dura un anno, investendo risorse energetiche e monetarie.

Sulle tematiche della responsabilità la Festa dei Gigli rischia di naufragare, e già aleggiano ombrose incognite.

Se alle giovani generazioni non viene trasmesso in modo proficuo tutto il setting di valori religiosi e culturali radicati in questo folklore; (ed in misura ancora più importante) se non hanno possibilità di vivere Nola giorno dopo giorno, resta una domanda.

Quale futuro può mai esserci per la già precaria realtà della Festa dei Gigli?

Giandomenico Piccolo

Redattore, conduttore del Telegiornale e di Videonola Sport.

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