Tragedia fabbrica fuochi d’artificio ad Ercolano: condanne a 17 e 4 anni. La rabbia dei parenti
17 anni di reclusione a Pasquale Punzo e Vincenzo D’Angelo, accusati di omicidio volontario. Quattro anni sono stati inflitti al terzo imputato, Raffaele Boccia, accusato di detenzione di esplosivo. Questa la sentenza nel processo con rito abbreviato per l’esplosione della fabbrica clandestina di fuochi d’artificio ad Ercolano il 18 novembre dello scorso anno in cui morirono Samuel Tafciu, 18 anni, e le gemelle Aurora e Sara Esposito, di 26 di Marigliano. Tensione in aula alla lettura della sentenza nel Tribunale a Napoli. I parenti delle vittime tentano di scagliarsi contro i giudici con un lancio di oggetti. La rabbia è per una sentenza considerata ingiusta. “Non è giustizia” urlano i parenti delle vittime. “Non dormiamo più per il dolore” raccontano. Alcuni hanno accusato dei malori, necessario l’ intervento del 118.
“17 anni di carcere per tre morti non sono giustizia”. tuona Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale del Partito Democratico ed europarlamentare. “Aspettiamo, dice, le motivazioni della sentenza, come è giusto fare. Ma resta un fatto: la sofferenza dei familiari è comprensibile e merita rispetto”.
“La sentenza di oggi è sicuramente storica perché riconosce l’infortunio mortale sul lavoro come omicidio volontario”. Così il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci. Il Sindacato si era costituito parte civile. “Questo verdetto – ricorda Ricci – può rappresentare per il legislatore un precedente, non solo di natura giuridica, ma il presupposto per ottenere la certezza della pena nei procedimenti a carico di chi commette questo tipo di reati in contesti in cui – conclude – si registra l’assenza di qualsivoglia forma di sicurezza, tutela e legalità nei confronti dei lavoratori”.



