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Traffico illecito di rifiuti dalla Campania alla Thailandia, nove misure cautelari: coinvolta un’azienda di San Giuseppe Vesuviano

Dalla sede legale di San Giuseppe Vesuviano agli impianti del Salernitano, fino alle spedizioni internazionali dirette in Thailandia e Turchia. È la rete di collegamenti ricostruita dalla Procura della Repubblica di Salerno nell’ambito di un’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti che questa mattina ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari nelle province di Napoli e Salerno.

A eseguire il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura diretta da Raffaele Cantone, sono stati i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli.

Le contestazioni riguardano, a vario titolo, l’associazione per delinquere, le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e il furto aggravato di ingenti quantitativi di materiale ferroso, che sarebbe stato sottratto prevalentemente ai cantieri di Rete Ferroviaria Italiana.

Al centro del primo filone investigativo figura la Ricicla Campania Srl, società con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e stabilimento operativo ad Albanella, in provincia di Salerno. Secondo gli investigatori, l’azienda avrebbe gestito illegalmente rifiuti urbani ingombranti, imballaggi misti, rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica, destinandoli anche a impianti situati in Thailandia.

Le spedizioni sarebbero avvenute senza la documentazione prescritta oppure attraverso la falsificazione degli atti necessari al trasferimento dei rifiuti all’estero, aggirando le disposizioni nazionali ed europee che disciplinano la movimentazione di questi materiali.

L’inchiesta ha fatto emergere anche un secondo circuito, legato alla commercializzazione dei rottami ferrosi, nel quale la stessa Ricicla Campania avrebbe ceduto materiale in nero alla Cermetal Srl, società con sede a Sarno, riconducibile, secondo gli inquirenti, a una famiglia di imprenditori locali attraverso l’utilizzo di prestanome.

Seguendo questo filone, i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno avrebbero ricostruito un’illecita esportazione verso la Turchia di oltre cinquemila tonnellate di rottami ferrosi, falsamente certificati come “End of Waste”, ovvero materiali che, dopo specifiche operazioni di recupero e nel rispetto di determinati requisiti, cessano giuridicamente di essere considerati rifiuti.

Gli approfondimenti hanno successivamente allargato il perimetro dell’indagine ad altre imprese operanti nel settore, facendo emergere il ricorso al cosiddetto giro bolla, un sistema attraverso il quale sarebbero stati prodotti documenti di trasporto e contabili falsi, in alcuni casi intestati a società inesistenti, per ricostruire soltanto sulla carta passaggi di materiale mai realmente effettuati.

L’attività investigativa era cominciata nel settembre del 2022, in seguito a un controllo eseguito dai Carabinieri presso un’azienda di Albanella impegnata nel trattamento e nel recupero di rifiuti urbani e speciali. Da quell’accertamento iniziale, attraverso intercettazioni, videoriprese e pedinamenti, gli investigatori hanno progressivamente ricostruito collegamenti che hanno interessato diverse regioni italiane e Paesi esteri.

L’8 settembre scorso l’inchiesta aveva già determinato l’esecuzione di sequestri preventivi nelle province di Salerno, Napoli, Bari, Potenza, L’Aquila, Latina e Frosinone, per un presunto profitto illecito quantificato in 3,4 milioni di euro. Il provvedimento ha interessato 71 conti correnti, 15 tra automobili e motoveicoli, tre appartamenti, quattro terreni agricoli, cinque società del settore, otto camion e diversi impianti aziendali.

Questa mattina è arrivato il nuovo passaggio giudiziario, con le misure cautelari personali disposte dopo gli interrogatori preventivi degli indagati: due custodie in carcere, una agli arresti domiciliari, quattro obblighi di dimora, un divieto di dimora nel comune di Albanella e un’interdizione dall’esercizio di uffici direttivi di imprese per un anno.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie.

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