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Secondigliano è il primo carcere in Italia a dotarsi di un sistema di inibizione delle comunicazioni telefoniche

Jammer per inibire l’uso di telefonini in cella, dall’istituto di Napoli Secondigliano parte la misura pilota per i penitenziari italiani. L’annuncio, a Palazzo di Governo, dal sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, con il capo del Dap, Carmine De Michele e il dirigente generale di Polizia penitenziaria Augusto Zaccariello. Non solo gli inibitori  dei cellulari: nel ‘pacchetto’ ci sono anche le reti contro i droni, i ‘pusher volanti’ con cui trasbordano stupefacenti in carcere, e le stanze filtro dotate di cani anti droga. Un giro di vite dell’amministrazione penitenziaria, insomma.

Primi effetti: si sono quadruplicate le richieste di telefonate autorizzate per i detenuti. Sono stati calcolati 24mila tentativi di accesso, ovviamente andati tutti male. L’operazione ha richiesto lo spiegamento di 250 agenti di Polizia Penitenziaria, per motivi di sicurezza. Il sottosegretario ha spiegato che il sistema consente comunque l’utilizzo dei cellulari da parte del personale autorizzato. 

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