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Scisciano: omicidio Colalongo, altri due arresti: avrebbero aiutato uno dei killer a nascondersi

Non si fermano all’esecuzione le indagini sull’omicidio di Ottavio Colalongo, il 48enne ucciso a Scisciano la sera del 17 dicembre dello scorso anno: questa mattina i carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno eseguito, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, due nuove ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti indagati.

Questa volta al centro dell’inchiesta non c’è la fase dell’agguato, ma ciò che sarebbe accaduto immediatamente dopo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due avrebbero aiutato uno dei presunti autori dell’omicidio a sottrarsi alle ricerche e agli accertamenti avviati dopo il delitto, favorendolo anche nel tentativo di evitare l’esecuzione di una precedente condanna detentiva per altri reati. Le accuse contestate sono favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena, aggravate dalla finalità di agevolare il gruppo criminale Luongo-Covone-Aloia.

L’omicidio Colalongo aveva già portato nei mesi scorsi a una serie di provvedimenti cautelari, facendo emergere, secondo la Dda, uno scontro tra gruppi rivali per il controllo delle attività illecite nell’area compresa tra Scisciano, San Vitaliano e Marigliano, con collegamenti investigativi che si estendono anche verso Acerra, Afragola e la provincia di Avellino.

Era la sera del 17 dicembre quando Colalongo percorreva via Giuseppe Garibaldi a bordo del suo Honda Sh. I sicari, su una moto di grossa cilindrata, lo affiancarono e aprirono il fuoco: il 48enne, raggiunto dai primi proiettili, cadde sull’asfalto, ma l’azione non si fermò. Quando era ormai a terra, i killer esplosero ancora diversi colpi, uno dei quali al volto, prima di abbandonare la zona.

Secondo la ricostruzione maturata nel corso delle successive indagini, Colalongo sarebbe stato vicino al gruppo dei Filippini e la sua uccisione sarebbe stata decisa nel quadro della contrapposizione con la compagine Luongo-Covone-Aloia per il controllo delle piazze di spaccio e degli altri affari illeciti del territorio. Una guerra criminale sulla quale l’inchiesta continua ora a ricostruire non soltanto mandanti ed esecutori, ma anche la rete che avrebbe garantito protezione e copertura dopo l’omicidio.

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