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Sarno e Quindici – 22 anni dall’alluvione

Una tragedia apocalittica che sconvolse un’intera comunità allargata, quella rappresentata dalle città di Sarno, Quindici, Siano, Bracigliano, San Felice a Cancello, con bilancio pesante di decessi, 160 le persone che persero la vita tra il 5 ed il 6 maggio 1998, vite spazzate dalla forza dirompente della natura che portò sgomento e distruzione: oltre 450 le abitazioni danneggiate, 180 quelle totalmente distrutte dalla frana, con misure d’emergenza adottate per oltre 3 mila persone per le quali si rese necessario il trasferimento altrove.

Un evento di carattere straordinario, pioggia copiosa nelle 72 ore delle tragedia, 2 milioni di metri cubi di fango si staccarono dal monte Pizzo d’Alvano per travolgere i centri abitati, alcuni dei quali ancora oggi, a 22 anni esatti dalla pagina buia della storia locale, portano ancora i segni di una ferita ancora da rimarginare.

E ad oltre 20 anni dalla catastrofe si continua a riflettere, innanzitutto sulle cause che provocarono il disastro ambientale prima, umano e sociale poi, nel mirino dei dossier sviluppati negli anni successivi alla tragedia finirono nel mirino le speculazioni di carattere edilizio, il fenomeno dei roghi e la distruzione della vegetazione, una rottura dell’equilibrio già precario di una terra caratterizzata dall’intrinseco rischio idrogeologico afferente gli strati di origine vulcanica generati al di sopra delle rocce calcaree a seguito delle storiche eruzioni del Vesuvio.

Tragedie che lasciano spazio alla riflessione, quella di una nuova sensibilità che prova a far tesoro dell’insegnamento lasciato dalla storia, di qui l’appello del Presidente del Consiglio Nazionale Geologi: la frane di Sarno ha costituito un punto di svolta nell’approccio alle problematiche della difesa del suolo: l’auspicio nel cambio di passo verso una reale e più incisiva programmazione nel percorso di prevenzione ai rischi.

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