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Riferendum giustizia: si voterà il 22 e il 23 marzo

Il Consiglio dei ministri ha deciso di fissare per il 22 e 23 marzo il referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia. La data coincide con quella annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa di fine anno. La consultazione potrebbe tuttavia subire uno slittamento qualora la raccolta firme attualmente in corso per la richiesta di un nuovo referendum dovesse raggiungere le 500 mila sottoscrizioni entro la fine di gennaio. In tal caso, sulla vicenda sarebbe chiamata a intervenire la Corte costituzionale. 

Il punto centrale dell’intervento è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Oggi i magistrati appartengono a un unico ordine e nel corso della carriera possono passare, con alcuni limiti, dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti. La riforma introduce invece una distinzione netta: chi sceglie di fare il giudice resterà giudice, chi diventa pubblico ministero non potrà più cambiare ruolo. 

Alla separazione delle carriere si accompagna una profonda revisione del Consiglio superiore della magistratura (CSM), l’organo di autogoverno che si occupa di nomine, carriere e trasferimenti dei magistrati. Con la riforma non esisterà più un solo CSM, ma due distinti organismi: uno per i magistrati giudicanti e uno per quelli requirenti. Ciascun Consiglio sarà composto da membri magistrati e da membri laici, con una novità rilevante: la selezione dei componenti avverrà prevalentemente tramite sorteggio.

Un terzo dei membri di ciascun Consiglio sarà estratto a sorte da un elenco di professori universitari di diritto e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, predisposto dal Parlamento. Gli altri due terzi saranno sorteggiati tra i magistrati appartenenti alle rispettive categorie. I consiglieri resteranno in carica quattro anni e non potranno essere immediatamente rieleggibili, né esercitare altre professioni o incarichi politici durante il mandato. La scelta del sorteggio punta a ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura e ad aumentare l’indipendenza degli organi di autogoverno.

Un altro elemento qualificante della riforma è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, un nuovo organo che avrà competenza esclusiva sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, sia giudicanti sia requirenti. Attualmente queste funzioni sono affidate al CSM. L’Alta Corte sarà composta da quindici membri: una parte di nomina presidenziale, una parte estratta a sorte tra giuristi indicati dal Parlamento e una parte costituita da magistrati, anch’essi sorteggiati. Le sue decisioni potranno essere impugnate davanti allo stesso organismo, in una composizione diversa, introducendo un doppio grado di giudizio disciplinare.

Il referendum di marzo servirà dunque a decidere se confermare o respingere una riforma che modifica diversi articoli della Costituzione e ridefinisce in modo significativo il rapporto tra magistratura, politica e sistema delle garanzie. In gioco non c’è solo un cambiamento tecnico, ma una diversa visione del ruolo della giustizia e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.

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