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Pino Daniele, il blues-man “nero a metà”

La disperata corsa dalle campagne in provincia di Grosseto al Sant’Eugenio di Roma: sono trascorsi in viaggio gli ultimi istanti della vita di Pino Daniele, giunto alla Capitale già senza vita ed incapace di rispondere alle manovre di rianimazione prestate dagli specialisti ospedalieri. L’ultimo, disgraziato, frammento di una vita interamente trascorsa in viaggio per diffondere la propria voce, la propria musica che assurgeva a istantanea di una Napoli culturalmente “nera a metà”.

Proprio nella sua Napoli Pino Daniele aveva iniziato la carriera artistica, prima come session man dei Napoli Centrale (dove incontra James Senese) e poi come cantautore solista: risale al 1977 il primo LP intitolato “Terra Mia”, autentico capolavoro promosso da critica e pubblico che incorona il 22enne blues-man come talentuoso innovatore della canzone napoletana.

La primavera della carriera di Pino Daniele coincide con gli anni ’80, quando, padrone del proprio linguaggio compositivo e nel pieno della maturità artistica, raduna in piazza Plebiscito una folla di duecentomila persone esibendosi con una formazione tutta partenopea formata da Tullio de Piscopo, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, Tony Esposito ed il sempre presente James Senese, collega e amico che non ha mai fatto mancare il suo contributo artistico. La malattia che l’ha allontanato dalle scene per tre anni (dal 1990 al 1993) non ha destabilizzato la genialità di Pino Daniele che sfrutta gli anni ’90 per consolidare il suo rapporto con Massimo Troisi: da grandi amici a connubio lavorativo, la cui perla resta “Quando”, ballata soul confezionata per il film “Pensavo fosse amore…invece era un calesse”.

Il nuovo millennio viene accolto con Medina, ennesima scorribanda artistica che trascende il pop e le melodie arabeggianti: la nascita della figlia Sara è cristallizzata nell’omonima canzone che è singolo di traino del primo album sotto l’egida BMG. Il resto è storia recente, con una figura artistica ormai consolidata in Italia e nel mondo e le collaborazioni con un carnet capace di spaziare dall’hip-hop al folk passando per i mostri sacri del rock internazionale (indimenticabile la “Napul’è” suonata insieme ad Eric Clapton a Cava de’ Tirreni nel 2011, cittadina che ha segnato fasi cruciali della vita di Daniele).

Il canto del cigno è la strepitosa tourneè dove ripropone “Nero a metà”, album pubblicato nel 1980 e accolto a trentaquattro anni di distanza da sold-out nei maggiori palazzetti dello stivale. E pochi giorni dopo la morte sopraggiunta al termine di diversi anni passati con lo spettro di una malattia cardiaca sempre più scomoda.

Si ferma così, a quasi 60 anni (li avrebbe compiuti il prossimo 19 marzo) la carriera di un artista che ha pubblicato in totale 31 album (24 dischi inediti, 5 live session e due raccolte). Pino Daniele lascia la moglie Fabiola Sciabbarasi e i figli Sara, Sofia, Cristina, Alessandro e Francesco. I funerali si terranno, in forma pubblica, mercoledì alle ore 12 presso il Santuario del Divino Amore a Roma.

L’ultima occasione per tributare un saluto al maggiore esponente di quella musica carica di forza e amore declinata nel genere “Neapolitan Power” e, forse, al più grande blues-man che l’Italia abbia acclamato negli ultimi cinquant’anni.

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Giandomenico Piccolo

Redattore, conduttore del Telegiornale e di Videonola Sport.

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