Omicidio Musella: oggi i funerali di Ylenia, il gip convalida il fermo per il fratello, false verità e omertà del quartiere
“Protetto dall’omertà del quartiere”. Una rete di omertà è un’espressione quasi scontata, soprattutto per chi, come i pm, il rione Conocal lo conosce bene. Lo conosce dalle carte processuali, dai fascicoli sfogliati negli anni, dai dati incrociati che restituiscono sempre la stessa mappa sociale. Un quartiere che non è mai davvero ignoto alla magistratura. Qui i palazzoni sono addossati l’uno all’altro, e lo stesso vale per chi li abita. Le vite si toccano, si sovrappongono, si stringono negli stessi spazi di cemento. Persone addossate come i muri che le contengono, legate, avvinghiate in una prossimità continua che non lascia vuoti. È il cemento a fare da trama, a tenere insieme i silenzi e a tessere, giorno dopo giorno, una forma di protezione che nasce prima ancora delle parole.
Per questo motivo il gip Maria Rosaria Aufieri, dopo l’interrogatorio, ha convalidato il fermo per Giuseppe Musella, richiamando anche e forse soprattutto «l’omertà del quartiere, di alcuni dei residenti del rione Conocal che hanno protetto l’assassino dopo la morte di Ylenia». Un’affermazione che si intreccia con le dichiarazioni dei tre testimoni, tra cui la madre, che avrebbero confermato la versione fornita da Musella. Testimoni indicati dalla difesa del giovane. Un coro nel sostenere che l’omicidio sarebbe avvenuto in casa, al termine di una lite nata dall’irritazione del 28enne per l’atteggiamento della sorella, che avrebbe maltrattato il suo pitbull, colpevole di aver urinato nell’appartamento. In quel contesto Musella avrebbe afferrato un coltellaccio da cucina, scagliandolo contro la sorella.
Cristallizzata questa ricostruzione, è proprio qui che il giudice individua le prime incongruenze. Non reggerebbe, secondo il gip, la pista del lancio del coltello, che avrebbe richiesto “coraggio e freddezza” anche nella successiva rimozione dell’arma. Più plausibile, invece, l’ipotesi di un fendente sferrato a distanza ravvicinata. Sempre secondo l’analisi del giudice, Musella avrebbe inoltre tentato di cancellare elementi a suo carico, rimuovendo i propri profili social nel tentativo di accreditare una versione alternativa dei fatti.
Sono stati diffusi oggi anche i risultati dell’autopsia. A causare la morte sarebbe stata una minuscola lesione all’aorta, di appena un millimetro, oltre a una lesione al polmone che non si è rivelata determinante ai fini del decesso. Per i legali di Musella è plausibile che quella lesione millimetrica possa essere compatibile con l’impatto di un coltello lanciato e non impugnato.
Molti aspetti restano ancora da definire e saranno necessari sessanta giorni per completare il quadro tecnico. Intanto oggi le esequie della ragazza nella chiesa Sacra Famiglia al rione Luzzatti.
E mentre le carte si accumulano e le versioni vengono messe a confronto, resta un quartiere che conosce bene i propri equilibri e una verità che, prima ancora di essere scritta in una sentenza, ha già lasciato un segno profondo tra quelle stesse pareti di cemento che tengono tutti così vicini.