Napoli: omicidio Ylenia Musella, interrogato il fratello, spunta un testimone oculare
Parte dall’aula del tribunale, oggi, la nuova fase dell’inchiesta sull’omicidio di Jlenia Musella.Giuseppe Musella è comparso davanti al gip del tribunale di Napoli per l’interrogatorio di convalida del fermo, emesso d’urgenza dalla Procura dopo la sua confessione. Assistito dagli avvocati Andrea Fabbozzo e Leopoldo Perone, il 28enne ha ripercorso quanto accaduto nel pomeriggio di martedì nell’appartamento del rione Conocal, periferia orientale di Napoli, confermando la versione già resa agli investigatori nelle ore successive al delitto.
Secondo il suo racconto, la lite con la sorella sarebbe nata da una situazione banale. Lui voleva dormire, lei parlava al telefono ad alta voce. La tensione sarebbe poi esplosa dopo un episodio che ha coinvolto il cane di casa. Jlenia, infastidita perché l’animale aveva urinato nella sua stanza, lo avrebbe colpito con un calcio. Un gesto che, sempre secondo la versione dell’indagato, avrebbe scatenato la sua reazione.
Un elemento nuovo, emerso nelle ultime ore, è la presenza di un testimone. In casa, al momento della lite, c’era un conoscente che aiutava i due fratelli nelle faccende domestiche. L’uomo è già stato ascoltato dagli investigatori e avrebbe confermato la dinamica descritta da Musella, collocando lo scontro all’interno dell’appartamento e attestando l’escalation che ha preceduto l’uso del coltello.
Giuseppe Musella ha riferito di aver afferrato un grosso coltello da cucina dopo aver sentito il cane guaire e averlo visto ferito. Avrebbe rincorso la sorella mentre questa cercava di uscire dall’abitazione. Il coltello, secondo la ricostruzione, non sarebbe stato usato a distanza ravvicinata ma scagliato verso Jlenia mentre si trovava già fuori dall’appartamento, in direzione dell’uscita della palazzina.
In quei momenti sarebbe intervenuta anche la madre dei due giovani, che vive in un’altra abitazione dello stesso stabile. Subito dopo è partita la corsa verso il pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania. Jlenia, però, è arrivata già in condizioni irreversibili e per lei non c’è stato nulla da fare.
Durante l’udienza, Musella ha pronunciato poche frasi, affidate agli atti: ha detto di non voler pensare al processo e di non aver mai voluto uccidere la sorella. I suoi legali hanno chiesto una diversa qualificazione giuridica del fatto, mentre l’accusa, al momento, resta quella di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dal vincolo di parentela.
Le indagini proseguono sotto il coordinamento della Procura di Napoli e della Squadra Mobile. Al centro degli accertamenti restano la piena attendibilità del racconto dell’indagato, il peso della testimonianza raccolta e la sequenza esatta degli eventi che, in pochi minuti, hanno trasformato una lite familiare in un omicidio