Nola – Università, sospesi i lavori in via Stella
L’inizio delle opere potrebbe arrecare un pregiudizio difficilmente rimediabile, pertanto arriva lo stop all’inizio dei lavori per la costruzione della nuova sede dell’Università “Parthenope” in via Stella, a Nola.
Il Tribunale Amministrativo della Regione Campania, con proprio decreto, ha sospeso il permesso a costruire rilasciato a favore della VIM srl, società incaricata dall’Ateneo napoletano per la costruzione del Rettorato, opera apripista del rinnovato impegno della “Parthenope” nell’area nolana.
Il ricorso, presentato nei mesi scorsi dal Movimento per Nola e dall’associazione Assocampaniafelix, difese dall’avvocato Carmine Medici, contesta principalmente,il permesso a costruire n. 82 che, in deroga agli standard urbanistici, consentì di superare l’impasse riguardo la costruzione in via Stella.
E dato che il ricorso introduttivo contesta principalmente le scelte sull’ubicazione della “Parthenope”, il timore, per il giudice amministrativo, è quello che l’avvio dei lavori possa costituire un danno grave e difficilmente riparabile prima della discussione, fissata per il prossimo 13 settembre.
Stop dunque ai lavori. E la pronuncia del Presidente della Sezione Seconda del TAR Campania sembra fornire l’occasione giusta per riprendere la discussione sull’idoneità dell’area prescelta dalla VIM e dalla “Parthenope” per la costruzione del nuovo Rettorato.
Tutto ruota attorno la possibilità che il nuovo insediamento rispetti i limiti urbanistici fissati dal Piano Regolatore cittadino, punto sul quale verterà, con un certo grado di verosimiglianza, la pronuncia del giudice amministrativo il mese prossimo.
Dal discorso di merito, a quello di opportunità. Questione urbanistica a parte, lo stop del TAR e l’ampio programma di interventi previsto dalla “Parthenope” sulla città di Nola, apre ad una seria riflessione sulla possibilità di riconsiderare le decisioni prese finora dal rettorato e dal consiglio d’Ateneo, guidato dal professor Alberto Carotenuto.
Partendo dal nuovo progetto di riqualificazione delle “Casermette” che verrà realizzato in partnership con il Comune, fino ad arrivare alla pubblicazione della manifestazione d’interesse per la ricerca di locali che dovranno ospitare i dipartimenti dell’Ateneo, passando per la richiesta, ottenuta, di disponibilità di aule all’interno del plesso del Seminario Vescovile e delle sale del Cinema “Savoia”, c’è da chiedersi se la “Parthenope”, a questo punto, non possa fare dietrofront e riconsiderare la possibilità di collocare un suo insediamento con maggiore organicità, magari in un unico plesso immobiliare, specie nel caso in cui le motivazioni del ricorso venissero accolte dal Giudice Amministrativo.
Le fughe in avanti dell’Ateneo finora non hanno fatto che sollevare una discussione che, nel senso della produttività, non sta restituendo dividendi. Pesa certamente il fattore pandemia, che ha fiaccato i numeri degli iscritti in ogni Università italiana, ma questa confusione urbanistico-comunicativa avrà sicuramente giocato un ruolo di non secondaria importanza nelle decisioni dei neodiplomati bruniani.
Numeri scarni che già da tempo non soddisfano il rettore Carotenuto, come già dichiarato alla stampa, concetto ribadito anche durante la presentazione del progetto-Casermette di settimana scorsa, dove ha chiesto unione d’intenti tra Università e cittadinanza, oltre ad una maggior diffusione e comprensione dell’opera della “Parthenope” in città.
Ora si attende il Giudice amministrativo. Ma questi temi restano sul tavolo della discussione sull’affaire-Università, dossier che certamente tornerà ad alimentare la vita politica cittadina in queste settimane che separano la città dalla pronuncia del TAR.



