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Nola – Situazione economica disastrosa: verso il dissesto

Il servizio di Gianni Amodeo

La soglia delle criticità economiche dell’Ente di piazza Duomo risulterebbe più elevata e consistente di quel ch’era stato reso possibile conoscere sulla base delle risultanze delle ricognizioni della commissione straordinaria dell’amministrazione comunale, guidata dal prefetto Anna Manganelli; ricognizioni, per le quali veniva profilata la praticabilità della proposta del piano di pre-dissesto, inteso come piano di ri-equilibrio, e “licenziato” dalla commissione, con l’obiettivo mirato sul risanamento del “rosso” in bilancio- tra disavanzo e indebitamento- per oltre 35 milioni di euro, prefigurandone l’attuazione su un percorso di durata ventennale. Una durata apparsa subito discutibile, sicuramente eccessiva e di difficile accoglimento per le competenze del Ministero d’Economia e Finanza.

Ma, alla luce di nuove e più analitiche ricognizioni su atti sopravvenuti, non sussisterebbero più le condizioni, per  puntare sulla realizzazione degli obiettivi  del piano di pre-dissesto, osservando vincoli e obblighi stringenti che lasciano ben pochi margini alla discrezionalità delle scelte politiche e amministrative. Un itinerario da seguire come i binari ferroviari. In realtà, la massa delle passività sarebbe cresciuta fino a raggiungere e superare addirittura la striscia dei quaranta milioni di euro. Un’enormità che imporrebbe l’approdo alla dichiarazione di dissesto dell’Ente di piazza Duomo, senza alcun indugio, facendo di necessità virtù. Una decisione di forte valenza  politica e amministrativa, che darebbe la soluzione radicale alla pesante problematica in atto.

E  con la dichiarazione di dissesto, si configurerebbero effetti tutt’altro che leggeri, da un lato, per i creditori dell’Ente, che vedrebbero congelati a lungo i pagamenti per i crediti che vantano, e, dall’altro lato, per il personale burocratico e dirigenziale, con ridimensionamento d’organico, senza dire della riduzione dei servizi e l’incremento ulteriore della fiscalità comunale, che già grava ai livelli massimi  sui contribuenti della normalità civica e responsabile. E poi scatterebbero le sanzioni di ordine pecuniario, con il sequestro cautelativo dei beni patrimoniali e  il divieto di assumere cariche pubbliche, essendo escluso drasticamente l’esercizio dei diritti di elettorato passivo per dieci anni, a carico dei responsabili del dissesto, amministratori e dirigenti che siano; sanzioni, decretate dalla Corte dei Conti.

Punto cruciale della dichiarazione di dissesto, il deliberato che l’avalla assunto dal Consiglio comunale, insediatosi qualche mese fa; un’assemblea che nella misura di oltre il 50 % dei componenti, tra maggioranza e minoranza, appartiene ai pregressi cicli amministrativi, con potenziali responsabilità nel dissesto, avendo occupato, a seconda delle convenienze di circostanza, sempre i banchi di maggioranza, pur provenendo per elezione dai banchi di minoranza. E’ una corposa parte dell’assemblea che dovrebbe votare per l’auto-capestro. Situazione complicata e confusa di scorie e detriti vari che  neanche  l’operosa e super pulente scopa di don Abbondio riuscirebbe a smuovere.

Etutto ciò non è un prodotto marziano. Scaturisce dall’evasione ad oltre il 50 % dei tributi locali e alla mancata riscossione dei canoni di fitto e indennità del cospicuo patrimonio immobiliare- tra case, palazzi e terreni agricoli di prima classe-che appartiene all’Ente di piazza Duomo. E senza entrate fisse e certe, non si va da nessuna parte, anzi si finisce nei gironi del fallimento … soft o del fallimento tout court. Va da sé che politica, partiti, movimenti e  gruppi che, pur avanzano rivendicazioni di ogni genere e chiedono- ottenendo- consensi elettorali, nulla fanno per diffondere  tra i cittadini la pratica dell’etica dell’osservanza degli obblighi verso la fiscalità cittadina, secondo quei parametri progressivi e graduali che sono ben definiti sulle “carte” dei regolamenti.

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