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Nola – Politica, frattura in consiglio: i concorsi acuiscono le distanze

Stallo completo, nell’assise e negli equilibri. Un quadro complesso, quello che si è stagliato sullo sfondo di palazzo di città a Nola, dopo l’ufficializzazione della frattura tra il sindaco Carlo Buonauro ed il PD cittadino.

Uno strappo di cui ieri si è avuta soltanto la ratifica ufficiale, ma che già nelle scorse settimane sedimentava radici, con il doppio esautoramento subìto dai dem in seno all’amministrazione, con la revoca della delega a Piazzolla del consigliere Massimo Russo e all’interno della Fondazione Gigli, con le dimissioni del componente CDA Massimo Scala.

E come in ogni divorzio, volano stracci lanciati ambo i fronti: da un lato il rinfacciare al primo cittadino di esser stati sempre trattati come minoranza, la risposta con un lapidario “meglio la qualità che la quantità”.

12 di minoranza, contro 12 più il sindaco. L’addio dei piddini, di fatto, porta il consiglio sul filo del rasoio, con Buonauro chiamato ad essere valore aggiunto in termini pratici per garantire l’agibilità della sua stessa amministrazione. 

Ma se da un lato il primo cittadino professa tranquillità e ritrovata compattezza, il dietro le quinte resta più che tumultuoso. Con due competenze assessoriali, cultura ed ambiente, attualmente ritenute e gestite dalla fascia tricolore e la sua squadra di governo, ancora da riassegnare, il nodo principale sembra stringersi attorno alle procedure concorsuali ancora in corso di espletamento.

Un crocevia importante non solo per la macchina amministrativa in sè, ma anche per capire il destino della stessa amministrazione di Piazza Duomo. Il tourbillon di polemiche generato dai concorsi, infatti, non accenna a diminuire: dopo l’accertata partecipazione di consiglieri e congiunti, l’opposizione all’interno di un nuovo manifesto parla di “concorsi sospetti”, con le domande oggetto delle prove che sarebbero già state rese note ben prima del loro svolgimento. Affermazione pesante, che se trovasse conferma farebbe calare su Palazzo di città ombre ancor più lunghe di quelle già denunciate dai consiglieri di minoranza.

Ma sui concorsi la disfida non si consuma solo tra una parte e l’altra dell’assise comunale, ma anche all’interno della maggioranza stessa. Nel calderone sembrerebbero finite anche le nomine dirigenziali, che attendono anch’esse di esser definite una volta conclusi i test. Un quadro che in maggioranza sembrerebbe mal digerito da alcuni e condiviso da altri. Un altro pomo di discordia, con uffici che potrebbero essere nuovamente stravolti, vanificando gli esiti dei concorsi svolti nemmeno un anno fa, e che non consentirebbe di trovare ritmo e continuità all’interno delle logiche d’amministrazione.

Nel frattempo, Buonauro resiste e si armeggia a pompiere dei focolai sempre più numerosi che nascono un po’ ovunque. Non ultimo ieri, proprio in assise, il rinvio del capo sull’approvazione del bilancio consolidato. Un differimento, quello chiesto dal numero uno di Piazza Duomo, che sarebbe potuto essere il disco verde che avrebbe potuto sbloccare l’impasse dell’amministrazione ed i concorsi stessi. Nessuna spiegazione sui motivi della richiesta, poi ratificata dai suoi 12.

Dietro il sipario, un nervosismo che tradisce l’attesa dell’esito proprio delle prove di concorso. Ma proprio i risultati potrebbero o sancire una definitiva rottura, o restituire un po’ di pace ad un’amministrazione in sella solo da un anno ma già arrivata alla conta dei numeri in 12 mesi, vivendo più di una stagione tribolata al suo interno.

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