Cronaca

Nola – Piazza d’Armi, chiesto finanziamento per la riqualificazione

Piazza d’Armi, in passato il cuore militare del presidio nolano, oggi area da riqualificare. Un impegno dell’amministrazione Biancardi che ha generato le basi affinché questo processo di recupero possa concretizzarsi. La porta di Nola, che apre al centro storico, oggi presenta un largo parcheggio, un’area mercatale, un cantiere abbandonato nell’ex stadio con una Cittadella della cartapesta incompiuta, una ex caserma che il Demanio, vuole vendere attraverso una manifestazione di interesse. Per facilitare ciò, l’esecutivo e il Consiglio comunale, hanno approvato una variante urbanistica ai suoli su cui sorge l’ex struttura militare, per rendere appetibile l’interesse di privati che vorranno investire nella riqualificazione. Il bando proposto dall’Agenzia del Demanio, aperto dal 27 luglio scorso, si concluderà alle ore 12 del prossimo 31 ottobre. L’Associazione dei Costruttori Edili di Napoli, ha realizzato – con il contributo finanziario della Camera di Commercio di Napoli – uno studio di ricognizione e valorizzazione strategica del patrimonio in disuso, con un caso di analisi specifico sull’EX Caserma Cesare Battisti di Nola.

In attesa dei risultati della manifestazione di interesse, la giunta Biancardi già guarda alle fasi successive, pensando ad una riqualificazione e ad una rifunzionalizzazione dell’area, utilizzando lo strumento del fondo di rotazione per il finanziamento della progettazione degli enti locali; un bando regionale scaduto il 15 settembre scorso. Il contributo richiesto ammonta a 310mila euro su una somma totale preventivata, necessaria all’intera riqualificazione dell’area, di oltre 11 milioni di euro. Il progetto di massima ingloba anche lo spazio antistante la caserma ancora di proprietà demaniale, nelle more da concordare e definire il passaggio di proprietà.

L’opera da realizzare non è presente nel piano triennale delle opere pubbliche, e il suo inserimento è subordinato all’approvazione del progetto di fattibilità  tecnica ed economica da deliberare in Consiglio comunale.

Un iter burocratico che si baserebbe su idee progettuali ma anche su tante incertezze, a cominciare dal reperimento dei fondi. Se il finanziamento regionale dovesse arrivare, l’ente si impegna a restituirlo entro i 30 giorni dalla data di stipula del contratto di appalto per la realizzazione dei lavori di mitigazione del rischio idrogeologico sul territorio comunale. Nel caso non sia pervenuto nessun finanziamento regionale, nazionale o comunitario, la restituzione avverrà in 5 anni dalla data di notifica del decreto di ammissione a finanziamento. Potenzialmente un nuovo debito spalmabile in cinque anni.

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