Cronaca

Nola – La città delle opere incompiute

Una città dalle grandi opere da realizzare, ma anche dalle tante incompiute. E’ Nola, la città un tempo fulcro centrale e luogo catalizzatore per le realtà del comprensorio. Oggi città di servizi con svuotamento serale con un centro storico buio e isolato.

Pochi giorni fa l’approvazione in Consiglio del Piano triennale delle opere pubbliche, peraltro ”bacchettato” dai Revisori dei Conti, per la mancata indicazione delle risorse disponibili, con il rischio che l’elenco delle opere resti solo un bel programma. A dare certezza delle difficoltà esistenti i tanti cantieri a metà che si trovano lungo il territorio comunale.

Su tutti l’ex stadio con lo scheletro ligneo di quella che doveva essere la Cittadella della Cartapesta con annesso museo e laboratori artigiani; piazza d’Armi, con un progetto di finanza attivo che ha generato un contenzioso con una società di Caserta. Area ancora nelle disponibilità demaniali e da acquisire a patrimonio comunale. L’ex palestra Carducci, parco archeologico con annesso parcheggio ancora non consegnata per un contenzioso attivo tra la ditta, il Comune e la Regione, utilizzata per eventi e spettacoli ma ancora non definitivamente disponibile.

L’asilo di via San Massimo; un progetto dell’amministrazione Napolitano, che resta ancora cantiere nel secondo mandato Biancardi.

Il contratto di quartiere per la riqualificazione della Gescal, ancora solo una bella idea.

Nelle frazioni, a Polvica, la costruzione del nuovo cimitero è ferma, con il Comune che in quell’opera ha investito un milione di euro.

L’area dell’ex mercato ortofrutticolo che dovrebbe andare in affidamento decennale ad un privato, con l’obbligo di farsi carico dei costi di riqualificazione.

L’isola ecologica di via Sarnella. Un vecchio progetto, condizionato da lungaggini burocratiche, sequestri giudiziari, e sblocco dei lavori, ma ad oggi l’opera non è stata ancora completata.

Insomma opere programmate che rappresenterebbero il rilancio della città; un rilancio solo immaginato e impantanato nei fili della burocrazia, delle difficoltà economiche e progettuali di un’amministrazione che pensa tanto e conclude poco.

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