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Nola – Il caso TARI svela l’origine dei mali tributari dell’Ente: l’evasione

Un tam-tam mediatico, nato a cavallo di venerdì e sabato, che ha gettato sconquasso tra i contribuenti nolani. L’arrivo delle prime cartelle esattoriali per la riscossione della TARI ha alzato un polverone di non secondaria importanza a Nola.

Diverse famiglie avrebbero registrato rincari di notevole entità rispetto quanto versato nelle annate precedenti. Un dato che ha scatenato l’ira dei cittadini, innalzatisi subito sulle barricate per “aumenti” arrivati non solo in un clima di generale ristrettezza economica ed aggravi delle utenze causa pandemia, ma anche per un tributo dovuto per un servizio di raccolta rifiuti tanto salato quanto deficitario.

Con una nota di Palazzo di Città, l’amministrazione guidata dal Sindaco Gaetano Minieri, ha subito voluto tranquillizzare la popolazione: nessun aumento, i maggiori importi registrati dai cittadini sono figli delle risultanze degli incroci delle nuove banche dati cui il Comune sta facendo riferimento per scovare contribuenti sconosciuti all’Erario cittadino. 

Sarebbero ben 4.139 gli avvisi di accertamento rilasciati verso cittadini evasori, di cui molti completamente sconosciuti agli uffici comunali, e che dunque non avrebbero mai riconosciuto alcunchè alle casse dell’Ente.

Un numero che fa spavento, ma che non sorprende se si pensa all’andamento generale e allo stato dell’arte dal punto di vista finanziario del Comune di Nola, specie con riferimento agli ultimi decenni.

Una sacca d’evasione generata dal lassismo degli uffici comunali, incancrenitosi negli anni, e resa ancor più gravosa dalla cronica incapacità dell’Ente nell’esercitare pressione sui contribuenti, soprattutto verso quelli della zona industriale del CIS-Interporto e della zona ASI.

Un quadro aggravato dai mancati controlli della politica, mai di pungolo o sprono ed anzi spesso corresponsabile delle voragini di bilancio che mettevano radici proprio nei mancati introiti tributari.   

Almeno su questo punto sembrerebbe esser stata trovata una soluzione, con il Comune pronto a chiudere una maxi-operazione di rientro tramite un concordato che assicurerebbe all’Ente di Piazza Duomo un totale pari al 40% della TARI dovuta dalle realtà imprenditoriali del polo di Boscofangone, le quali attualmente si affidano ad un servizio di raccolta rifiuti alternativo a quello cittadino. Un accordo che parte da lontano e che riguarda una cifra certamente esigua rispetto l’esigibile, ma comunque maggiore del 30%, indicata dalla legge come corrispettivo minimo da riconoscere all’Ente, nonostante il servizio venga svolto da altro operatore. 

Un risultato che somiglia ad una vittoria di Pirro, viste le conseguenze comunque generatisi. Un vero e proprio “buco nero” amministrativo-finanziario cui Antonio Galasso, ex assessore alle finanze della prima giunta Minieri, fece riferimento nella sua relazione a base della pronuncia di dissesto dell’Ente di Piazza Duomo. Un problema prima strutturale-funzionale, poi economico: per meglio dire, una macchina, quella comunale, innanzitutto schiava dell’improduttività degli uffici, e soltanto successivamente prigioniera della situazione contabile e finanziaria da codice rosso. 

Anche nelle relazioni di parte prodotte dal Comune avverso il ricorso contro la dichiarazione di dissesto, i dirigenti comunali hanno segnalato la riscossione come punto dolentissimo delle finanze di piazza Duomo, con percentuali di riscossione che difficilmente superavano il 40%. Per far capire l’entità del danno, praticamente due cittadini su cinque non pagherebbero le dovute tasse comunali.

Ora, l’esternalizzazione del servizio di riscossione va nel senso di una feroce lotta all’evasione che dovrebbe determinare una redistribuzione del peso tributario: detto in parole povere, scovare l’evasore potrebbe portare a far pagare tutti e dunque pagare meno. Maggiori introiti che, infine, dovrebbero tradursi in investimenti nella città, premiando infrastrutture e servizi, risorse vitali per il tessuto cittadino.

Questa l’intenzione, buona in teoria, ma tutta da verificare nel prossimo futuro, considerando soprattutto i precedenti dell’Ente. E fa nulla se per l’ennesima volta il passato presenta oggi un conto salato: ancora una volta lo sconfitto è il cittadino, costretto non solo a riconoscere quanto dovuto, ma che continua ad stretto nella morsa di un Ente che esige tributi pesanti ma che continua a corrispondere servizi praticamente nulli. Oltre al danno, la beffa.


 

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