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Nola – I Gigli e l’UNESCO, sette anni di delusioni ed opportunità sprecate

4 dicembre 2013. A Bakù, Azerbaijan, la Festa dei Gigli di Nola, grazie al progetto della Rete delle Grandi Macchine a Spalla, entra a far parte del patrimonio immateriale dell’UNESCO. Si dice che siano i grandi eventi, i grandi successi, a scandire il tempo delle comunità: Nola e la Festa sette anni fa riuscirono ad elevarsi ad un livello internazionale, a cui i Gigli sono naturalmente inclini per la loro unicità e spettacolarità.

Ma da quell’apice, poco e nulla è stato fatto per concretizzare e finalizzare quell’eterea internazionalità conferita dal sigillo Unesco. 

Eppure di chances la Festa ne ha avute. Volendo chiudere tutti e due gli occhi, mettendo da parte le occasioni date da Santa Maria da Feira, Valencia, Roma, Giffoni, il circuito UNESCO puntualmente ha offerto alla Rete grandi vetrine, come le esposizioni al Salone del Libro di Torino o le installazioni milanesi dello scorso anno, ma anche importanti canali da attivare e far valere. Opportunità mai sfruttate a pieno per liberarsi da quell’alone di provincialità che caratterizza ancora oggi la Festa, e che non rende giustizia ad un patrimonio che non ha mai espresso le sue piene potenzialità.

Potenza, appunto, che non si è mai concretizzata in atto. E le colpe sono principalmente da attribuire a chi in questi sette anni ha materialmente gestito la Festa. Un concorso di colpe che vede come primo indiziato la Fondazione Festa dei Gigli. 

Nata con le migliori intenzioni e soprattutto creata per rendere indipendente la Festa dalle ingerenze delle paranze e della politica, la Fondazione è finita con il diventare un parafulmine per tutto quello che caratterizza, in negativo, la Festa. 

Di qui, facile risalire al complice, con le amministrazioni comunali che di fatto continuano a soffocare in quel romanzato abbraccio mortale la Festa. Nonostante ciò che dicano quelli che benpensano, il problema ha natura duplice: il legame politica-paranze è troppo forte da essere spezzato ed il CdA dell’ente di via Merliano continua ad essere scelto ed indicato da Piazza Duomo. 

Influenze che di fatto hanno dalla nascita paralizzato l’operatività della Fondazione e mandato all’aria ogni pretesa di essere super partes. Lacci e lacciuoli anche economici, con la Fondazione che dopo sette anni non ha non solo trovato indipendenza operativa, ma anche, e forse soprattutto, finanziaria. Di fatto, senza i contributi che annualmente il Comune elargisce, la Fondazione annasperebbe anche per garantire l’ordinaria gestione, con buona pace delle pochissime sponsorizzazioni intercettate. 

L’ingresso nel circuito UNESCO per molti faceva rima con un nuovo, costante gettito di denaro, offerto da finanziamenti e misure per la valorizzazione del patrimonio culturale, senza capire che il Sigillo dà opportunità in questo senso soltanto attraverso progetti concreti, inquadrati nell’ottica della Rete. 

E qui un’altra paradossalità, con la stessa Rete che, intercettando queste possibilità, va spedita sul suo percorso, perpendicolare e non parallelo rispetto alle singole Feste che la compongono, senza curarsi di ciò che esse singolarmente esprimono sul territorio, ed interfacciandosi sporadicamente con pochi “eletti” che a loro volta sfuggono spesso e volentieri agli interrogativi posti da chi, materialmente, è protagonista della Festa. 

Se per un esercizio di stile potessimo tornare a sette anni fa, sarebbe stato difficile, se non impossibile, immaginare una Festa più in difficoltà di come lo fosse allora, con le cicatrici della mega-rissa che sancì la fine dell’edizione 2012 ancora fresche e pulsanti nella memoria dei nolani, e che vide nel Sigillo la vera, unica occasione di rilancio.

Dopo l’indegno epilogo tra ritualità spezzate e sanzioni elevate dell’edizione 2019, seconda per traumaticità soltanto al 2012, c’era bisogno di fare una forte autocritica, di scorciarsi le maniche, resettare tutto e ripensare alla Festa da zero, mettendo in discussione la stessa ragion d’esistere della Fondazione da un lato, ed il modo di atteggiarsi da parte della classe politica nei confronti non di quest’ultima, ma dell’intera Festa dei Gigli, dall’altro. E la pausa decretata dalla pandemia, con la sospensione della kermesse che sembrerebbe profilarsi anche per il 2021, continua ad offrire la migliore chances in tal senso.

C’è tempo, i margini per operare e correggere le storture ci sono ancora. Parlare oggi di crisi d’identità per la Festa, che fa dell’unicità il suo valore più emblematico, sembra paradossale, ingeneroso. Ma è tempo di porsi le opportune domande: c’è volontà di agire in tal senso? 

Con il tetro panorama offerto dal Covid ad ingrigire una situazione certamente non facile, l’assordante silenzio in cui è piombata la Festa non lascia intravedere nè un cambio di marcia, nè un futuro migliore.

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