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Nola, Gigli nella bufera: scatta il procedimento, la Fondazione rompe il silenzio

La carta intestata è ufficiale, la firma è del Commissario Straordinario della Fondazione Festa dei Gigli, Dott. Roberto Esposito. La data è il 9 luglio 2025. L’oggetto: “Comunicazione dell’avvio del procedimento amministrativo”. Il destinatario? Il Maestro di Festa, o responsabile della Paranza, di tutti e 9 i gigli. Il contenuto della missiva è tanto asciutto quanto esplosivo: viene messo nero su bianco che il comportamento tenuto dai referenti delle macchine da Festa durante la domenica della Ballata e Processione ha compromesso il rapporto fiduciario, la correttezza e la lealtà necessari per prendere parte a una manifestazione che dovrebbe essere sacra per l’intera comunità.

La Festa dei Gigli di Nola, iscritta nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, non è una carnevalata, non è uno sfogo testosteronico di gruppo, né un pretesto per sfide di potere e muscoli. È una promessa, una tradizione che si rinnova con rispetto, con la memoria, con l’identità di un popolo. E ogni addetto ai lavori porta sulle spalle il peso, e l’onore, di rappresentare non solo sé stesso, ma l’intera città.

E invece ci troviamo, ancora una volta, di fronte a un atto formale che segnala quanto in basso possa scendere chi confonde il proprio ruolo apicale con il protagonismo. I comportamenti ritenuti gravi  hanno obbligato il viceprefetto Esposito all’avvio delle istruttorie per sanzionare questa o quell’altra Corporazione, procedimento che si concluderà ai sensi del DPR 90/2010, sotto la responsabilità diretta del Commissario.

Che cosa è successo il 30 giugno durante la festa? È una domanda che adesso pretende risposte pubbliche. La Fondazione, che in questa fase si muove con la responsabilità di chi è chiamato a ristabilire ordine e dignità, fa capire tra le righe che qualcosa di serio ha minato la regolarità e lo spirito stesso dell’evento. Il rispetto dei tempi previsti dal Regolamento è stato mantenuto solo “obbligatoriamente”, come se fosse stato forzato. Non per adesione spontanea alle regole, ma per dovere o per imposizione.

Il cuore della questione però è morale, prima ancora che burocratico. Se chi guida un Giglio si rende protagonista di gesti o atteggiamenti che minano la fiducia, la correttezza e la lealtà, allora non è degno. E non è solo un problema di maestri di festa, ma anche di paranze, sono loro le responsabili materiali del trasporto.

Chi si rende protagonista di comportamenti ambigui, opachi, o addirittura lesivi del clima della Festa, non tradisce solo un regolamento: tradisce un popolo, la gente, gli spettatori, i bambini che guardano con occhi spalancati quei giganti di legno che danzano nel cielo.

La Fondazione oggi ha fatto un gesto dovuto, ma non scontato. Ha posto un confine chiaro. Ha detto: non tutto è tollerabile, non tutto si dimentica con il passar delle giornate. C’è una linea che non si passa, e quando si passa, si risponde. È un segnale importante, specie in tempi in cui troppe volte le regole vengono piegate al compromesso.

E allora sia chiaro questo messaggio è per tutti. Per chi oggi guida un Giglio e per chi ambisce a farlo domani. La Festa dei Gigli non è un palcoscenico per esibire potere o prepotenza. È un atto collettivo di fede, memoria, rispetto. Chi non è capace di incarnarlo con onore, ha il dovere morale di farsi da parte.

Il futuro della Festa si decide anche così: pretendendo responsabilità, esigendo rispetto, alzando la voce quando serve. Non per condannare le persone, ma per salvare la dignità di un’intera comunità.

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