Nola, Gigli: la Procura archivia i ritardi dell’edizione 2026
L’orario delle sei non fu rispettato, alcune macchine rientrarono in piazza Duomo oltre il termine fissato dal sindaco, ma quel ritardo, pur essendo un dato accertato, non basta per trasformare automaticamente Maestri di Festa e Capi Paranza in responsabili di un reato. È su questa distinzione che il Tribunale di Nola ha chiuso l’inchiesta nata dall’edizione 2026 della Festa dei Gigli, archiviando il procedimento nei confronti di dodici indagati per la presunta violazione dell’articolo 650 del Codice penale.
L’ordinanza numero 23 del 25 giugno aveva imposto la conclusione delle operazioni entro le sei del 29 giugno. Entro quell’ora erano rientrati Ortolano, Salumiere e Bettoliere, mentre Panettiere, Barca, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto avevano terminato successivamente, facendo scattare gli accertamenti della Polizia di Stato.
Il punto decisivo arriva però dalle indagini. Per sostenere l’accusa non era sufficiente provare il superamento dell’orario, occorreva dimostrare che quel mancato rispetto dell’ordinanza fosse riconducibile a una condotta volontaria oppure negligente dei singoli indagati. Ed è proprio questo elemento che la Procura non ha individuato.
Dalle dichiarazioni raccolte è emerso invece un insieme di cause che avrebbe condizionato lo svolgimento della processione: la partenza posticipata dalle 16 alle 16.30 per le elevate temperature, le difficoltà tecniche, le rotture di barre e componenti strutturali, l’impossibilità di superare le macchine precedenti nelle strade del centro storico e soprattutto la necessità di garantire la sicurezza in presenza di migliaia di persone.
Il ritardo viene così ricondotto dalla Procura alla stessa progressione delle macchine lungo il percorso, con un effetto a catena che avrebbe condizionato quelle successive senza lasciare ai singoli responsabili concrete possibilità di recuperare autonomamente il tempo perduto. Alcuni degli indagati, peraltro, hanno dichiarato di aver sollecitato le macchine che li precedevano proprio nel tentativo di rispettare l’orario.
Da qui la richiesta del pubblico ministero Sarah Calazzo: nessuna condotta volontariamente diretta a violare l’ordinanza e nessuna negligenza, imprudenza o imperizia individualmente dimostrabile, dunque nessuna ragionevole previsione di una condanna. Il gip Fortuna Basile ha condiviso queste conclusioni e archiviato il procedimento “perché il fatto non costituisce reato”.
Il giudice per le indagini preliminari Fortuna Basile ha condiviso le conclusioni della Procura, disponendo l’archiviazione del procedimento perché il fatto non costituisce reato. Una decisione che chiude la vicenda penale, ma lascia aperta una questione destinata a investire direttamente l’amministrazione comunale e il sindaco, che attraverso l’ordinanza aveva tentato di imporre tempi certi alla conclusione della Festa.
Se le caratteristiche stesse della manifestazione, l’impossibilità di superare le macchine precedenti, le difficoltà tecniche, le condizioni climatiche e le esigenze di sicurezza possono determinare ritardi non imputabili ai singoli responsabili neppure a titolo di colpa, come sarà possibile, d’ora in avanti, garantire il rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorità?
È il primo interrogativo che emerge dalla pronuncia, perché il rischio è che le circostanze riconosciute dalla magistratura in questa specifica vicenda possano essere richiamate anche in futuro per giustificare il superamento degli orari, rendendo sempre più difficile distinguere un ritardo inevitabile da quello determinato da comportamenti individuali scorretti.
L’alternativa potrebbe essere rappresentata da un’ordinanza più articolata, capace di individuare preventivamente obblighi specifici, procedure da seguire in caso di rallentamenti e meccanismi di accertamento delle responsabilità, così da consentire, laddove ne ricorrano effettivamente i presupposti, anche una valutazione delle eventuali condotte penalmente rilevanti.
Un percorso che difficilmente potrebbe prescindere da un confronto con Maestri di Festa e Paranzari, chiamati a condividere un sistema di regole che non sia soltanto imposto dall’alto, ma costruito tenendo conto delle caratteristiche concrete della manifestazione e delle responsabilità che ciascuno può effettivamente assumersi.
Del resto, anche la vicenda delle sanzioni adottate dalla Fondazione per l’edizione 2025, successivamente definita attraverso un accordo che ha mantenuto le conseguenze economiche ma assorbito le ulteriori misure personali e interdittive, ha mostrato quanto sia complesso tradurre le prescrizioni in provvedimenti capaci di reggere al confronto con i protagonisti della Festa.
Il vero interrogativo, dunque, non riguarda più soltanto chi abbia fatto tardi, ma se Nola sia realmente in grado di disciplinare la propria Festa e, soprattutto, attraverso quali strumenti intenda farlo.
Una risposta che, dopo la pronuncia del Tribunale, non può essere affidata alla sola magistratura, ma chiama in causa chi quelle regole è chiamato a scriverle, condividerle e farle rispettare.



