Nola, Gigli: la Fondazione pubblica i nuovi albi delle maestranze
Nuove novità, nuove polemiche, che per la Festa dei Gigli non mancano mai. A Nola la Fondazione Festa dei Gigli procede nel suo percorso di regolamentazione pubblicando gli albi ufficiali delle maestranze che compongono il variegato parterre della Festa Eterna, da paranze e fanfare, a cantanti, parolieri e botteghe artigiane.
Una ricognizione su base volontaria che nelle idee del CdA dell’ente di Via Merliano dovrebbe aiutare la Fondazione non solo a tutelare e preservare il patrimonio etno-storico della millenaria kermesse dedicata a San Paolino, ma anche a regolamentare, tramite una puntuale ricognizione di chi partecipa attivamente alla Festa, per evitare quelle ‘storture’ come ad esempio maxiritardi, la mancata tutela del patrimonio storico-culturale o la deriva giurisprudenziale di assegnazioni e regolamenti impugnabili che la nuova governance guidata dal presidente Giovanni Ruggiero sta provando a far rientrare in un alveo di normalità.
Temi delicati, già affrontati nei giorni successivi all’edizione 2026, quando la Procura convocò i maestri di festa “ritardatari” e colpiti dall’ordinanza del sindaco Andrea Ruggiero, ma che ritornano centrali in questi giorni di confronto tra il CdA e, appunto, le maestranze. Nonostante l’humus di città abbondi di personaggi che concorrono alla realizzazione della Festa, ad oggi gli albi pubblicati sui canali ufficiali della Fondazione restano curiosamente scarni, privi di diversi professionisti che ad oggi non hanno regolarizzato la propria posizione.
E parliamo appunto di queste posizioni. Perchè ad oggi sarebbero diverse le contrapposizioni e le vedute di alcune maestranze, tra paranze, musicisti e cantanti, e la stessa Fondazione sul regime sanzionatorio approvato tra nuovo Regolamento e le successive integrazioni. Perno della discussione i fondi cauzionali da riconoscere da ciascuna maestranza proprio alla Fondazione, un modo coattivo per richiamare tutti all’ordine in una Festa che, a vario titolo, rischia la deriva, nell’ordine pubblico e nella conservazione della tradizione. Maestranze che invece, la vedono diversamente, ritenendo troppo onerosi gli importi delle cauzioni, che spaziano tra i 2mila ed i 5mila euro e che nella maggior parte dei casi superano i rimborsi loro riconosciuti dai Maestri di Festa. Proprio questi ultimi rischiano di restare incastrati tra i due fuochi, con la Fondazione che pretende il rispetto del neonato regolamento, e maestranze non iscritte all’albo che materialmente non possono prender parte alla prossima edizione della Festa dei Gigli.
Diversità legittime, ma che con il buon senso da parte delle varie componenti sarebbero anche risolvibili. E se la Fondazione sembrerebbe aver fatto un primo passo per cercare l’instaurazione di un regime transitorio con cauzioni “soft”, dall’altro le maestranze sembrerebbero fare ancora orecchie da mercante, proponendo anzi che questi costi diventassero a carico dei Maestri di Festa, ipotesi rifuggita e ritenuta irricevibile da questi ultimi perchè già impegnati a riconoscere un fondo cauzionale da 6mila euro, e oberati dalle spese per l’organizzazione dell’intero anno di Festa.
Resta il paradosso. “Radiopiazza”, la città, insomma il popolo, da anni chiede regole come àncora garante del ripristino della genuinità, della fruibilità, della veracità della Festa, ma appena introdotte, le stesse regole rischiano di generare un corto-circuito che metterebbe a rischio i piani di intere famiglie, quelle dei Maestri, che già da mesi sono al lavoro per godersi un anno da protagoniste. E allora la vera domanda è: quale Festa oggi immaginano di poter garantire paranze, musicisti, cantanti e botteghe? E soprattutto, l’immagine che sogna di ripristinare la Fondazione, e di rimando l’Amministrazione comunale, è la stessa immagine di Festa che disegnano nei fatti le maestranze? L’allineamento delle prospettive è francamente non più rinviabile: le edizioni post-COVID hanno certificato l’impossibilità di un modello di ‘deregulation’ della Festa, per permeare un concetto legalese. Nemmeno la linea soft approntata dal Prefetto Michele di Bari è servita a svegliare le coscienze di chi è responsabile materiale della preservazione ed esecuzione della Festa stessa, Paranze in primis. Ed allora, in conclusione vien da chiedersi: che Festa vuole questa città?



