Cronaca

Nola – Fondazione Festa dei Gigli e l’ ”esempio” dei giovani

Le dimissioni di Antonio Daniele, membro del CdA della fondazione Festa dei Gigli, hanno rotto quel muro di silenzio che era calato sulla festa 2016. Dimissioni protocollate nella giornata di lunedì 27, forse quando da poco l’ultimo giglio aveva concluso la sua ”eterna” processione. Ragioni di carattere personale e lavorativo alla base della decisione, ma forse la spinta definitiva verso il protocollo, potrebbe essere stata data anche dai ritardi impossibili che avrebbero cancellato accordi e patti, che una volta venivano rispettati con una stretta di mano e che oggi pur sottoscritti sarebbero stati disattesi. Al di là dei motivi professionali che avrebbero portato Daniele a lasciare il Direttivo, restano vive tutte le difficoltà incontrate dalla Fondazione lungo il cammino organizzativo della festa. Ricorsi su assegnazioni negate, sentenze del Tar, regolamenti cambiati per definire al meglio le regole della kermesse, accordi con paranze e maestri di festa, per finire con il mega ritardo che avrebbe vanificato ogni patto, ogni intesa, mortificando il ruolo istituzionale di tutto il CdA della Fondazione, che è stata testimone silente dell’ennesimo naufragio di una festa che apparirebbe sempre più in mano a pochi e abbandonata al volere delle paranze. Dalla festa che ”muore” a quella che ”nasce”. Qualche paranza avrebbe ottenuto l’assegnazione provvisoria di tre gigli, con i maestri di festa ”giusti” ancora da trovare. Ed è proprio l’assenza delle figure storiche che definivano l’assegnazione, che avrebbe segnato il primo momento di degrado. Firmatari ricercati e proposti, pratiche redatte con maestri che nel tempo sarebbero divenute figure secondarie, complice anche la crisi economica, con la Fondazione e i suoi componenti che sembrerebbero sempre più in balia degli eventi. Il quadro si completa con i legami familiari di paranze e politici, che in teoria dovrebbero garantire la salvaguardia per la festa, ma che in pratica avrebbero generato anarchia, durante la processione pomeridiana, i cui tempi sarebbero stati determinati in base alla singole volontà.
Dunque una festa alla deriva, con la Barca che simboleggia la fede, unica scialuppa di salvataggio a cui aggrapparsi, per ricondurla nel porto della ragione. In tre anni dall’assegnazione del sigillo Unesco, Nola e i suoi Gigli, non hanno fatto quel salto di qualità sperato. Alla certezza di una grossa spesa organizzativa, hanno fatto riscontro minimi risultati e quei pochi ottenuti cancellati dalle irresponsabilità di pochi.

Le dimissioni di Daniele dovrebbero far riflettere. Dai giovani l’esempio: anteporre al lavoro e alla propria professionalità, l’amore per la festa, poteva essere nobile se avesse prodotto risultati di crescita comune, ma quando l’impegno rischia di essere travolto dagli eventi, allora è giusto lasciare. Daniele va via per lavoro, agli altri che restano è chiesto uno scatto di dignità e di orgoglio: restare solo per essere rispettati, per il ruolo rappresentato e per le decisioni assunte, o andare via per far rispettare se stessi e le proprie professionalità.

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