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Nola – Festa dei Gigli: suoni eccessivi, problema di sempre

Gigli, suoni, o meglio rumori eccessivi che superano ogni limite di legge, che danneggiano i timpani e allontanano la gente dalla festa. Un effetto domino che dal cuore della ballata allontana le maglie dell’interesse, che impoverisce la bellezza di una festa di popolo che tracima il limite tra comprensione e giustificazione, uscendo fuori dalle regole senza sforzarsi a rispettarle.
L’ultimo episodio che ha confermato quanto da anni succede, la questua del Calzolaio, con volumi eccessivi e proteste vibrate, con molte persone che sono state costrette ad abbandonare piazza Duomo.

La Fondazione dice basta. Vuole mettere un punto ad un questione aperta da anni che alimenta polemiche, infrange regole, disturba la quiete pubblica per ogni evento legato alla festa eterno e per l’intera notte della ballata. In nome dell’Unesco la Fondazione ha deciso di intervenire sottolineando la necessità che i decibel rientrino nei parametri di legge. Già la legge; una soluzione al problema a portata di mano, conosciuta ma non applicata. Ormai si sa, le imposizioni fanno male, rischiando di incrinare rapporti, in una festa dove tutti conoscono tutti, e dove le paranze generano imbarazzanti riflessioni in chi è chiamato a prendere decisioni forti. Ma la legge è legge e andrebbe rispettata, a partire dai maestri di festa, principali responsabili nei confronti delle regole della festa, conosciute e sottoscritte. Basterebbe partire dall’ordinanza del sindaco Biancardi che ha voluto regolamentare le emissioni sonore per i locali al chiuso e all’aperto, imponendo analisi acustiche e bloccando ogni diffusione entro le ore 24.

Finalmente un’ordinanza che rispecchia la legge con possibilità di deroga, per la Festa appunto. Basterebbe estenderla alle ore necessarie per la conclusione della ballata, alle 4 o 5 del mattino, imponendo suoni contenuti, nel rispetto delle regole esistenti, salvaguardando la riuscita della Festa. Una soluzione che aiuterebbe a risolvere i problemi che i condizionamenti degli uomini evitano di fare, limitandosi a parlarne in pubblico per una metaforica lavata di mani.

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