Cronaca

Nola – Continua la ”svendita” del territorio

Un attacco al territorio senza sosta da oltre un trentennio. Una modifica del tessuto rurale subìto dalla piana di Boscofangone, con la realizzazione del distretto del terziario avanzato. Anni ’80 con il Cis e l’Interporto, anni ’90 con Vulcano Buono, anni 2000 con la costruzione delle officine di manutenzione NTV. Un sacrificio per creare lavoro, occasioni di sviluppo, impresa.
In quelle terre, dove erano attive produzioni agricole, si è creata la riconversione realizzando opportunità di sviluppo per le imprese private. Le istituzioni che si sono alternate nel corso degli anni, hanno assistito alla trasformazione, senza opporsi, offrendo il fianco al sacrificio nella speranza di alimentare sviluppo, lavoro e futuro. Territori trasformati che si sono sviluppati assorbendo la vitalità commerciale del centro città, contribuendo al declino di Nola centralità economica dell’area, trasformandosi in una comunità di servizi che si spegne con il calare della sera. Dalla privatizzazione delle aree esterne ora la politica cittadina  ha aperto le porte del centro, offrendo le chiavi della città con la variante urbanistica, che ha trasformato la zona della caserma Principe Amedeo, da H attrezzature di interesse comunale a zona G2 attrezzature di interesse collettivo. Il cambio della destinazione d’uso sarebbe stato necessario per favorire lo Stato nella vendita all’asta dell’immobile ai privati, che avrebbero dovuto attendere anni, prima di poter utilizzare il grande complesso per fini commerciali. Un immobile che sarà dato al migliore offerente.

Bisogna tener conto che sulla caserma e sull’area da oltre 130 anni, vi è stata una partecipazione economica diretta del Comune di Nola, nelle fasi di realizzazione, ampliamento, con accordi che prevedevano il ritorno nella disponibilità comunale qualora l’immobile non veniva usato per fini militari. Poi i tentativi negli anni 70, attraverso disegni di legge, per permutare l’area con i terreni in uso dalla Staveco, di proprietà comunale. Fino ad arrivare al 2007 quando il Comune di Nola ha acceso un mutuo di oltre 146mila euro per partecipare, con una sua quota, ai lavori di recupero della facciata e delle volte, insieme alla Regione Campania. Mutuo ancora attivo, con l’Ente che deve pagare ancora 24 rate di oltre 3mila euro cadauna. Dunque debiti reali accesi in una struttura non comunale, che sarà offerta ai privati, mentre alla comunità resterà il conto da pagare, in termini economici e urbanistici, con tanti dubbi sulla ricaduta che potrà avere, la rinascita privata del ”48”, sul cuore antico della città.

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