Cronaca

Nola – CFR, scioperano i lavoratori

Protestare contro la disdetta unilaterale del contratto collettivo nazionale: questo il motivo dello sciopero da parte di alcuni dei lavoratori del CFR di Nola. Una questione che ha radici profonde e che si inserisce nell’intricato quadro della sanità in Campania.

La protesta dei lavoratori della struttura bruniana nasce con la decisione della proprietà del centro di riabilitazione di recedere dal CCNL e di applicare il contratto nazionale previsto dall’ANASTE dal primo gennaio 2016, viste le necessità amministrative della stessa; amministrazione che però non si è sottratta nel riconoscere gli istituti del vecchio contratto e non intaccando dunque né le previste 36 ore lavorative, né diminuendo gli stipendi, né procedendo a licenziamenti.

Un cambio di regole contrattuali che la proprietà aveva già tentato di operare due anni fa, senza però incassare il placet dei lavoratori, con la questione che è rimasta quiescente fino a metà 2015, quando ulteriori tagli da parte della Regione hanno reso improrogabile ed inevitabile la risistemazione amministrativa per il centro di via Seminario.

Una decisione che non è andata giù a circa il 70% dei lavoratori del CFR, che hanno subito chiesto ai sindacati di attivare la procedura di raffreddamento e riconciliazione presso il Prefetto di Napoli, che però non ha ritenuto la richiesta accoglibile. Da qui, i vari tentativi tra proprietà e sigle sindacali di sedersi ad un tavolo comune per giungere ad una soluzione, ma le diffidenze dei sindacati sono state scoglio insormontabile per la buona riuscita delle trattative, nonostante la totale disponibilità della proprietà, la quale in ultima specie ha anche dato la disponibilità ad aderire ad altri schemi contrattuali qualora, secondo i lavoratori, questi prevedessero condizioni migliori per questi ultimi.

I lavoratori, insieme ai sindacati, hanno optato infine per lo sciopero, non volendo rinunciare alle tutele previste dal CCNL, che per essi rappresenta certezze nelle retribuzioni e nei diritti, e sostenendo che le decisioni operate dalla proprietà andassero nel senso di una competizione al ribasso per mantenere la competitività dell’offerta della struttura, intaccando però la posizione dei lavoratori, oltre ad una possibile sperequazione nelle retribuzioni e nei carichi di lavoro degli stessi in caso di nuove assunzioni, le quali avverrebbero integralmente secondo quanto previsto dal contratto ANASTE.

Ora si attende soltanto il momento della mediazione, unica via d’uscita dal gioco delle parti, che con lo strappo di oggi sono giunte al muro contro muro; in tal senso, decisivo sarà l’intervento del Giudice del Lavoro, che sarà chiamato a decidere su questa delicata situazione e che finora non sembrerebbe esser stato ancora adito dai lavoratori.

Nonostante ciò, lo sciopero non ha intaccato la funzionalità e l’operatività della struttura, che, sebbene ad organico ridotto, oggi ha offerto comunque i propri servizi alle decine di persone bisognose di cure che giornalmente si sottopongono alle attenzione degli specialisti del CFR. Una situazione delicata, viste anche le varie tipologie di assistenza che il centro offre, un cerchio entro il quale entrambe le parti in gioco devono muoversi in punta di piedi, affinchè questa situazione di empasse non si rifletta sugli stessi pazienti.

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