Politica

Nola – Biancardi si, Biancardi no: i giochi della politica

Nola, la politica e le elezioni che dovranno rinnovare le cariche di sindaco e consiglieri. Ormai in città tutto è condizionato al voto di primavera, e le attività politiche si sono ridotte all’espletamento dell’ordinaria amministrazione. La maggioranza cittadina vive una fase caratterizzata da frizioni interne e posizioni divergenti. Questioni aperte che aspettano futuri compromessi, per tentare di mantenere l’attuale coalizione di governo. Cosa difficile, malgrado il voto compatto e obbligato, per conferire fiducia ad una Fondazione, che ha confermato la completa dipendenza dalla politica per continuare ad operare, pur non avendo ancora una legittimità ufficialmente riconosciuta.

Dicevamo delle frizioni interne. Il presidente del consiglio Francesco Pizzella avrebbe evidenziato il mancato rispetto degli impegni assunti dal sindaco, con i residenti di via Facente. I fondi per il completamento delle opere primarie, sarebbero stati dirottati su via Sarnella. Le promesse del sindaco non potrebbero essere ripetute in una nuova campagna elettorale; dunque un avviso di distanza da Biancardi.

Erasmo Caccavale, attuale assessore alla polizia locale, avrebbe confermato il suo dissenso per il modo di fare politica del sindaco, perchè troppo dipendente da Paolo Russo. Caccavale manterrebbe la delega per esigenze elettorali, ed è tra quelli  che non vorrebbe Biancardi candidato, anche a causa del cambiamento del piano traffico avvenuto in sua assenza e senza condivisione.

Vincenzo Iovino resta in maggioranza per coerenza e rispetto del voto ricevuto dagli elettori che hanno votato il PdL. E’ stato tra i promotori della richiesta di censura al CdA della Fondazione, e non condividerebbe l’operato del sindaco, lasciando intravedere orientamenti diversi.

Sembra di rivedere la stessa situazione vissuta a Nola nell’ultimo anno dell’amministrazione Napolitano. Stesso copione interpretato dai soliti protagonisti, che da anni occupano stabilmente un posto in consiglio o in giunta, in base alle necessità del momento. Quella stessa squadra di amministratori che silurò Napolitano ad un mese dal voto, sfiduciandolo senza riconferma, sarà il giudice che deciderà il futuro politico del sindaco uscente.

Questo lo scenario in cui è costretto a muoversi Geremia Biancardi; il sindaco delle regole, della macchina amministrativa da riorganizzare a tutti i costi, della necessità di dare slancio alla burocrazia, cercando di renderla snella, efficace ed efficiente. Biancardi ha lavorato in condizioni particolari, con una crisi economica che ha costretto a tagli di spesa e imposizione dei tributi. Un tentativo di gestione virtuosa per rimettere in linea i conti del comune, e per garantire servizi alla città, realizzato in parte. Ora la ricandidatura di Biancardi passa per volontà altrui, per equilibri da ricostruire, per alleanze da consolidare o da riformare, mentre la macchina amministrativa conta dirigenti in fuga e diffidati alla Corte dei Conti, con un bilancio da redarre, tra conti da rifare e numeri da far equilibrare, in attesa dell’esito dell’inchiesta per l’operato irregolare di dipendenti infedeli.

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