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L’intervista – Riflessioni sulla memoria con Eduardo Verrillo

Torna la nostra rubrica "Medaglioni", a cura del dottor Antonio Falcone, per ritrovare coordinate comuni condivise e da condividere

Incontriamo il dott. Eduardo Verrillo, medico di famiglia in Nola, specialista nefrologo, cultore di storia locale, autore di diversi libri, ultimo dei quali un ritratto di San Camillo de’ Lellis, vicario generale della diocesi nolana nel periodo della peste del 1600. Compagno di liceo e di banco, Eduardo è capace sempre di stupire per la sua dedizione silenziosa, la sua pazienza certosina nel ricercare, nel ricomporre storie. Socio dell’Amci, Associazione Medici Cattolici Italiani, della sezione diocesana di Nola è un medico che non si risparmia per i suoi assistiti ed i suoi pazienti. A lui abbiamo rivolto alcune domande.

Eduardo, cosa è la “Memoria”?

In poche battute cercherò di spiegare. Voglio partire da una osservazione anatomica e funzionale sulla sede della memoria nel nostro cervello. È riconosciuto che la “centralina” che dirige tutto il complesso meccanismo di immagazzinamento e rievocazione della memoria si trova nell’ippocampo. Esso è situato nella parte interna dei lobi temporali e fa parte del sistema limbico che ha un ruolo chiave anche nell’olfatto, nelle emozioni, nelle risposte comportamentali e nelle emozioni. Comprendiamo allora come per avere la memoria di un evento bisogna attribuirgli delle caratteristiche che siano in grado di stimolare adeguatamente il sistema limbico.

Eduardo, esemplifica.

Per semplificare, possiamo provocare alterazioni biochimiche in quella parte del cervello e quindi innescare il meccanismo della memoria, se siamo in grado di attribuire all’evento da ricordare sostanzialmente tre caratteristiche: la comprensione, la creazione di immagini mentali e l’emozione. Così ricorderemo per sempre una poesia, un avvenimento, una persona, un luogo, ecc., che ci hanno impressionato e suscitato una particolare emozione.

Questo meccanismo non è una scoperta recente, ma è stato empiricamente adottato nel corso dei secoli da diversi uomini di cultura, partendo da Simonide di Ceo (500 a.C.), passando per Cicerone, Giordano Bruno (di cui ricordo le famose ruote della memoria che richiamavano quelle di Raimondo Lullo) e giungendo fino agli attuali cultori della tecnica della memoria, la cosiddetta mnemotecnica.

Perché questa spiegazione scientifica della memoria? Perché ricordare?

Conservare oggi la memoria del passato significa interpretare gli avvenimenti e le azioni dei nostri predecessori per migliorare la nostra umanità ed indirizzare i nostri atteggiamenti verso quelle azioni e comportamenti positivi che ci permettano di evitare gli errori precedenti.

In questi ultimi anni mi hanno affascinato la storia, i personaggi e gli avvenimenti di quello che potremmo definire il “Rinascimento Nolano”. In questo periodo numerose personalità, veri geni poliedrici, si sono distinti nel panorama culturale che va dal 1500 al 1700. Mi riferisco ad Ambrogio Leone, Nicola Antonio Stigliola, Carlo Theti, Giovanni Merliano, Luigi Tansillo, Giordano Bruno, Antonio Santorelli, tanto per citare i più noti. È triste constatare come di molti di questi illustri uomini la “memoria” si sia affievolita nel corso dei lustri e non vi siano studi sistematici ed organici per valorizzarne la loro reale importanza nel conteso in cui sono vissuti ed il tesoro di conoscenze che ancora oggi ci potrebbero essere utili.

Fai degli esempi.

Propongo due esempi che sono legati ai miei studi condotti sulla storia locale. Il primo riguarda la storia di solidarietà che ha caratterizzato l’attività dell’Arciconfraternita del Carmine di Nola (volume pubblicato nel 2002 e scritto insieme al compianto mons. Andrea Ruggiero). Dal 1711 ad oggi questa istituzione ci ha insegnato e ci ricorda come l’unione di uomini di diverse condizioni sociali e culturali, accomunati da una sincera fede e da un profondo senso religioso, nonostante le avversità e gli ostacoli economici e sociali delle diverse epoche, riesca ancora oggi ad essere uno stimolo per noi a dedicarsi alle opere caritatevoli nei confronti dei più bisognosi.

L’altro esempio riguarda una mia prossima pubblicazione sull’opera di San Camillo De Lellis e dai suoi seguaci svolta nell’assistere la popolazione dell’Agro Nolano afflitta dall’epidemia di malaria nel 1600.

E dunque…

La memoria di quegli avvenimenti rischiava di andare perduta poiché poche tracce visibili sono rimaste oggi di quella meritoria opera di assistenza. In questo volume ho sottolineato anche quanto sia importante – lo era all’epoca e lo è ancor di più oggi – conservare la salute delle persone se c’è una salvaguardia dell’ambiente. La memoria degli straripamenti dei lagni avvenuti nei secoli precedenti ci avrebbe dovuto insegnare che la manutenzione periodica di essi avrebbe potuto – e può ancora – evitare gravi malattie epidemiche.

Traduci.

Oggi possiamo dire che la mancanza di attenzione alla continua devastazione dell’ambiente causata dalla pressione della specie umana sta creando nuove occasioni di contatto con quei germi, come i virus, i batteri, ecc., che sono in grado di provocare malattie nell’uomo. La moderna tecnologia e i nostri comportamenti sociali riescono ad amplificare l’incidenza e la prevalenza di queste malattie. La memoria del passato a questo punto ci imporrebbe un passo indietro, una maggiore attenzione a quella che costituisce la nostra “casa comune”, il nostro pianeta.

Memoria e pandemia da Coronavirus

L’emergenza della pandemia da Coronavirus resterà nella nostra memoria perché ha suscitato un’enorme tempesta di emozioni nella nostra mente, ha risvegliato in noi paure ancestrali di cui non avevamo più consapevolezza perché sopite e nascoste in un angolo remoto della memoria. Ma l’uomo ha imparato che, nel momento del pericolo, la paura e l’ansia sono state lo stimolo e le buone consigliere per mettere in atto tutte le difese e i comportamenti indispensabili per superare il momento difficile.

In questo contesto storico l’uomo si è reso conto che nella scala dei valori non contano principalmente il denaro e il potere e quanto siano importanti le fatiche e le gioie delle relazioni familiari. Da questa esperienza si può auspicare per il futuro il recupero di quella che gli antropologi chiamano la “mutualità dell’essere”, la consapevolezza che la nostra individualità è costituita da una rete di relazioni che bisogna recuperare e sviluppare. Bisogna partire dalla rete di relazione biologica costituita dalla famiglia per allargare questa rete al sociale, creando le condizioni per vivere insieme all’altro, condividendone i sentimenti e i bisogni.

Grazie, Eduardo. Ci hai stuzzicati e pungolati in profondità. Che sia per noi uno stimolo per imparare a ricordare, a conservare una memoria che aiuti l’uomo ad essere più uomo.

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