Senza categoria

L’intervista – Padre Antonio Perretta, il senso del Natale tra affetti e Monzambico

Torna la nostra rubrica "Medaglioni", a cura del dottor Antonio Falcone, per ritrovare coordinate comuni condivise e da condividere

Natale è alle porte. Per questo meraviglioso ed affascinante evento abbiamo posto alcune domande ad un sacerdote nostro conterraneo, Padre Antonio Perretta, nato a Scisciano, il 28 agosto del 1972. Dopo la licenza liceale classica presso il glorioso liceo “Carducci” di Nola, entra nella Comunità Missionaria di Villaregia, nel 1991 studia teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale a Padova, poi  Cristologia  al “Seraphicum” a Roma.

Nel 2001 parte per la Costa d’Avorio e dal 2013 vive in Mozambico, principalmente al servizio della Pastorale Penitenziaria nella Diocesi di Maputo. Da 4 anni ha fondato e dirige, per volontà del Vescovo, in comunione con i superiori del suo ordine, una casa di accoglienza, formazione e reinserimento sociale di giovani ex detenuti e giovani in misure alternative al carcere.

Padre Antonio, ci parli del Natale in Mozambico…

Uno squarcio storico

Durante la rivoluzione socialista che ha fatto seguito all’indipendenza (1975), il Mozambico ha affrontato una lotta interna molto dura contro la religione. Molti missionari sono fuggiti, altri sono stati espulsi a forza dal paese. Molte strutture della Chiesa sono state nazionalizzate, ossia, tolte alla chiesa e prese dallo Stato a regime socialista (FRELIMO) per farne, scuole, officine, ospedali ecc.

Si è instaurato un tentativo di processo di scristianizzazione del tessuto sociale i cui strascichi si sentono ancora in alcuni squarci del vissuto socio-ecclesiale attuale.

Ci parli della festa della famiglia…

Un modo per togliere la dimensione religiosa al Natale, fu quello di istituire, nel giorno 25 dicembre, la festa della famiglia. È certo un giorno festivo, non lavorativo, ma in origine, il motivo era la festa statale dedicata alla famiglia e non la celebrazione della nascita del Bambino Gesù.

Cosa si fa per celebrare il Natale?

Da allora, la Chiesa locale si sforza di riprendere in mano la festa del Natale nel suo significato autentico. Nelle case è cosa rara trovare il presepio. Anche noi missionari stiamo inseriti in questo movimento di evangelizzazione teso ad aiutare il popolo a gustare la festa del Natale nel suo significato originario: la nascita del Redentore.

Nelle chiese è importante allestire il presepio che il popolo cristiano conosce ancora poco. Anche se con poveri strumenti e mezzi, ci sforziamo di realizzare una capanna con i segni essenziali del presepio.

Un altro elemento importante per aiutare i fedeli a riscoprire il Natale è quello di visitare tutti gli ammalati della missione (sono molti e sparsi in un territorio vastissimo!) e recare loro il conforto della Santa Comunione, preceduta dal sacramento della confessione. È una occasione preziosa per gli ammalati e per  le famiglie, per sentire il clima natalizio. Il padre approfitta dell’occasione per parlare del Natale e ricordare anche le celebrazioni che avranno luogo nella Cappella di appartenenza del malato.

Il Natale solidario è una occasione caritativa per far sentire la presenza dell’amore di Dio nel Bambino Gesù di cui si celebra la nascita. Per sottolineare che l’Amore di Dio viene a visitarci nella capanna di Betlemme, la nostra missione organizza un pranzo di solidarietà per i più poveri. Si tratta di una occasione per movimentare forze, promuovere iniziative di solidarietà, cercare fondi e chiedere aiuti a varie istituzioni per realizzare un pranzo e un regalo natalizio per circa 200 persone.

La benedizione di bambini nati in prossimità della festa natalizia, durante la messa della notte o del giorno di Natale, è un altro modo per evidenziare la gioia del Natale e riunire famiglie che partecipano poco alla vita della chiesa. Per ricevere la benedizione dei bambini, gesto molto sentito e apprezzato, le famiglie si avvicinano alla chiesa e partecipano alla messa natalizia. In questa stessa ottica, si celebra anche la festa della Sacra Famiglia con la benedizione dei nuclei familiari.

Padre Antonio  un suo commento sul  Natale in Occidente…

Senza voler entrare nella classica retorica circa il Natale in Occidente vorrei fare l’augurio di centrare meglio il discorso natalizio, nel nostro mondo occidentale, sulla semplicità. Credo che il covid-19 e la crisi che esso ha provocato sia un appello all’essenzialità ed all’ autenticità del Natale.

Regali, luccichio di luci, panettoni…

A volte…

…corriamo molto dietro i regali del Natale, dimenticando il Regalo: Gesù!

…ci stupiamo con il luccichio delle luci, dimenticando la luce vera che viene nel mondo: Gesù!

…degustiamo i panettoni più sofisticati e rinomati, scordando il Pane della Vita: Gesù!

…ci auguriamo tante cose, dimenticando l’augurio benedicente di Gesù!

E dunque, padre Antonio, cosa fare?

Dobbiamo recupere il senso genuino del Natale: Dio si fa uomo per farci “divini”. Natale è una festa per il recupero della dignità dell’essere umano, dal suo concepimento alla morte naturale. Ce lo ricorda il Bambino Gesù e ci ricorda anche che ogni bambino concepito è già vita nuova, vita autonoma, vita che vuole vivere. Il Natale è dunque anche un invito a rispettare la vita, ogni forma di vita, specialmente la più indifesa. Auguri di buon Natale.

Grazie, Padre Antonio per il servizio che svolge per la promozione dell’umanità, sull’esempio di Gesù Bambino che viene sulla Terra per farci più “uomini umani”!

Continui a testimoniare l’Amore, che salva il mondo.

Articoli correlati

Back to top button

Lascia un Mi Piace!


This will close in 30 seconds

error: Questo contenuto è protetto