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L’intervista – Luigi Di Costanzo, la “fuga” e la “scommessa dei cervelli”

Incontriamo il prof. Luigi Di Costanzo, una delle cosiddette “fughe di cervelli” che, per migliori opportunità all’estero, dopo la formazione nelle nostre eccellenti Università, lasciano l’Italia, per sempre, per mancanza di congrue proposte di lavoro.

In questi ultimi anni è iniziata una inversione di tendenza, grazie alla lungimiranza di un ottimo Magnifico Rettore, divenuto poi instancabile ed intelligente Ministro dell’Università, il prof. Gaetano ing. Manfredi, nolano docg, pregiata ricchezza culturale della nostra Università Partenopea, che ha avviato virtuosi percorsi istituzionali di attrazione.

Il nuovo Governo, a nostro avviso o per miopia di qualche parte politica o per ragioni di opportunismo partitico, non ha riconfermato il Nostro nel pregiato incarico e ci ha lasciati con tanto amaro in bocca.

 

Prof. Di Costanzo, Lei è stato studente alla Federico II dove si è laureato in chimica. Che ricordo ha del suo corso Universitario?

Studiare chimica alla Federico II alla fine degli anni ‘90 è stata una grossa opportunità che mi ha fatto acquisire l’orgoglio di essere un “Chimico Puro” con la C e la P maiuscola.

Avere studiato chimica generale con il Prof. Michele Vacatello è come aver studiato chimica con il Professore Paolo Corradini, lo strutturista chimico di Giuliano Natta, l’unico premio Nobel Italiano per la chimica (1963, con Ziegler). Paolo Corradini ottenne la prima struttura raggi X del polimero polipropilene (il componente principale di una delle plastiche), che confermava un alto grado di cristallinità del polimero polipropilene per il quale Natta ha ottenuto il grande riconoscimento.

Ho seguito quel percorso per tutta la mia vita accademica, idealmente anche a livello personale, come indicato da Umberto Eco nella sua tesi di laurea: “Il problema estetico in Tommaso D’Aquino”.  Molti dovrebbero conoscere o riscoprire questo filosofo, per chiarirsi un po’ le idee ed uscire dalla confusione attuale.  La bellezza emerge, si rende evidente attraverso l’avvio di un processo conoscitivo, quasi strutturale del bello, attraverso le caratteristiche di Integritas, proportio e claritas.

Dottorato di ricerca alla Universita’ degli studi di Trieste, poi post-doc/research associate alla Upenn di Philiadelphia. Poi biocuratore per circa un decennio per l’archivio mondiale della banca dati di tipo strutturale di proteine e acidi nucleici (Protein Daba Bank) a Rutgers, The University of New Jersey.

Si, il mio primo percorso da strutturista chimico l’ho vissuto in Italia, poi sono stato ricercatore prima a Upenn -uno degli Ivy League college degli USA- poi nell’unico archivio globale, dove le strutture tridimensionali dei virus (compreso le macromolecole costituenti il COVID) e di molte macchine cellulari umane sono messe a disposizione gratuitamente per tutti. Ho curato per l’EURISPES, l’Istituto di Ricerca Italiano, alcune colonne di diffusione sul ruolo della condivisione dei dati da parte degli archivi internazionali. Una opportunità per tutti e non solo per gli “gli esperti”.

Concorso alla Federico II nel 2019 in qualità di Professore associato. Che cosa l’ha spinta a ritornare?

Di recente il ministro Manfredi sostenne: “Negli ultimi anni ci sono state migliaia di ricercatori che operavano all’estero e che sono rientrati in Italia – sottolinea il ministro – con procedure di chiamata diretta che noi abbiamo rafforzato, anche con benefici fiscali inseriti in manovra. Questo è un segnale molto importante, perché una grande comunità scientifica, un grande Paese, deve essere un Paese attrattivo. Per far questo noi dobbiamo avere circolazione di cervelli, attrazione di talenti, capacità di essere al centro delle dinamiche internazionali guardando alle grandi sfide globali”.

In questa ottica avevo già nel 2019 avvertito un cambiamento di tendenza in Italia rispetto al passato. Valorizzare i ricercatori Italiani nel mondo è davvero un punto chiave e non ha caso Draghi ha indicato nella ricerca un punto chiave.

Certo, trasferirmi nuovamente in Italia dopo 18 anni di permanenza in quello che divenuto il mio paese adottivo -gli USA- rappresenta ogni giorno una scommessa. Non è stato facile aver lasciato colleghi e molti amici in un tessuto sociale che mi piace in quanto molto stimolante (esempio il mio ambiente di New Jersey e New York). Non è facile per me quasi ogni giorno dover sentire qualcuno che mi dice: ma chi te lo fa fare a stare qui?! Nel frattempo sono diventato Cittadino USA e ho persino assunto il secondo nome, Franklin , in onore di quel Benjamin che con la sua vita ha dimostrato che in quel Grande Paese è possibile essere un comune Cittadino, ma al tempo stesso diventare persino il Massimo rappresentante dell’identità USA, semplicemente apprezzando l’opportunità che offre quella forma di democrazia.

Certo sempre mi porterò dentro questa mia identità, Comunque in pochi mesi ho compreso che insegnare chimica a studenti nati proprio nell’anno 2000 è per me una grande opportunità ed un grande valore. La Chimica è una materia per la quale occorre trovare sempre nuovi linguaggi. Educare ragazzi così giovani è molto affascinante. Lo stesso vale per aver trovato e ritrovato colleghi che fanno una ricerca molto creativa e di qualità, come è nello spirito di noi Italiani.  È per me un grande motivo d’orgoglio essere Professore nella facoltà di Scienze Agrarie della Federico II, carica di 800 anni di gloriosa storia, che, nel suo corso temporale, annovera anche quel Tommaso D’Aquino a cui prima facevo riferimento.

Rapporto USA-Italia per la ricerca scientifica. Quali prospettive.

Di certo il grosso della ricchezza USA si deve proprio al fatto di aver valorizzato i suoi college e pertanto I luoghi dove si fa ricerca. Questo modello viene esportato continuamente nel mondo e in Italia lo si capisce sempre più. Sono sicuro che molti progetti di collaborazione Italia USA già in essere continueranno a crescere.

L’Italia deve di nuovo ritornare ad essere un vettore trainante in Europa, così come lo sono la Germania e la Francia. Per questo motivo occorrono anche strumenti adeguati ed all’avanguardia. Molti colleghi, sollecitati da me, hanno sottoscritto una richiesta già da tempo inoltrata: c’è la necessità di un crio-microscopio elettronico da 300 Kev per la nostra istituzione Universitaria e specialmente per il Sud Italia che consente di ottenere immagini e dettagli atomici di complessi proteici, virus, e persino di intere organizzazioni all’interno della cellula. Spero che la neo Ministra completerà ciò che già era stato attenzionato al consensiente Ministro Manfredi.

Grazie, Professore per questa scelta che ci fa sentire orgogliosi. Siamo certi che continuerà a lavorare per realizzare una “contaminazione culturale” tra Italia e Stati Uniti d’America, per coltivare ricerche scientifiche non tanto care ai congressi accademici, quanto alla promozione dell’Umanità.

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