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L’intervista – La Chiesa e la fede: a tu per tu con Don Franco Iannone

A cura di Antonio Falcone

A cura di Antonio Falcone
Per ritrovare coordinate comuni condivise e da condividere
Botta e risposta con la “cittadinanzattiva”.
In attesa di commenti e di domande da parte dei miei venticinque lettori…

Don Franco Iannone, classe 1964. Diploma di Liceo classico al “Carducci” di Nola. Dopo studi di giurisprudenza, entra in Seminario. Studi teologici alla Gregoriana con residenza all’Almo Collegio Capranica. Poi diventa prete. Attualmente è il Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose delle diocesi di Noa-Acerra.

Don Franco, se Cristo venisse sulla terra come Uomo-Dio, dopo il coronavirus, troverà ancora la fede? Domanda paradossale o realistica? Cosa significa “aver fede”, oggi?

La risposta ultima alla domanda è nascosta nel cuore di Dio: solo Dio conosce la fede che abita il cuore dell’uomo: essa si esprime anche nella religione, ma non è riducibile ad essa. La fede è, nella sua intima essenza, la capacità dell’uomo di fidarsi di Dio e di obbedire alla Sua Parola. Essa è donata da Dio ad ogni uomo nel battesimo, ma è anche risposta responsabile dell’uomo, radicata nella disponibilità tutta umana di fidarsi e di affidarsi. La pandemia ha diffuso nel mondo il sentimento contrario alla fede, che è la paura: siamo stati tutti esposti alla diffidenza verso l’altro ritenuto troppo frettolosamente potenziale “untore”, al sospetto verso le autorità fino a gridare al complotto, alla sfiducia verso la nostra capacità di andare incontro ad un futuro migliore. L’ottimismo semplicistico (andrà tutto bene) si è subito trasformato nell’angoscia (niente sarà come prima). Il cristiano non è nè ottimista nè pessimista. Il cristiano non si nasconde la drammaticità della storia, la complessità del reale, ma la vive con fiducia e speranza nella Parola di Dio che promette pace. Saremo capaci di fare spazio alla promessa di Dio che risuona nel Vangelo della Pasqua di Cristo? Siamo davanti al grande compito di rieducarci alla fiducia, ascoltando le grandi parole della fede e della speranza.

La Chiesa come “declina” la fede oggi?

La Chiesa dovrà sempre di nuovo riappropriarsi della sua missione di annunciare la speranza cristiana che splende in Cristo risorto non solo con la parola, ma anche e soprattutto con gesti di solidarietà e promozione umana che, in ultima analisi, traducono visibilmente l’amore più forte della morte.

Quale Speranza per la Chiesa Universale ed in particolare per la Chiesa Nolana?

Nel Vangelo della carità c’è tutto il futuro della Chiesa. Per quanto riguarda la nostra Diocesi, avvertiamo il bisogno forte di una rinnovata evangelizzazione unita a una autentica testimonianza. Credo che stia davvero suonando l’ora, già avvertita dal Concilio Vaticano II, di un laicato maturo e preparato che sappia coniugare fede e vita, sapienza e scienza, carità e politica, vangelo e cultura. Sono convinto che la forza del Vangelo non si sia indebolita. Forse si sono indeboliti la nostra fiducia e il nostro entusiasmo. Ci sta perciò davanti la grande sfida di ritrovare le ragioni della fede, della speranza e dell’amore. La pandemia ci ha rivelato una certa debolezza e fragilità non solo della nostra vita, ma anche del nostro pensare, progettare e agire. Dovremo ritrovare il primato di Dio e dell’uomo e concentrarci su un rinnovato umanesimo cristiano che mostri la fede come il lato bello del vivere.

Quando si risponde alla propria vocazione, la vita si realizza in pienezza di umanità e, per un prete, di vita sacerdotale. Antonio Falcone

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