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L’intervista – Franco Manganelli, una vita tra l’insegnamento e la politica

Torna la nostra rubrica "Medaglioni", a cura del dottor Antonio Falcone, per ritrovare coordinate comuni condivise e da condividere

Incontriamo il prof. On. Franco Manganelli, pilastro culturale di tutto il territorio nolano. Persona di spicco della scuola e della diocesi nolana per l’impegno costante e ultra cinquantennale per il servizio intelligente ed illuminato alla persona della nostra terra.

Classe 1940. Sposato con una “donna di ferro”, Maria Giovanna Laudanno, e padre di tre figli. Laureato in economia e commercio. Studioso di Antropologia culturale. Docente stabile di sociologia generale, di storia delle dottrine politiche ed economiche presso l’Istituto superiore di Scienze Religiose “G. Duns Scoto” di Nola, di cui è stato anche Direttore.

Coordinatore della rubrica “libronostro” presso la Biblioteca diocesana di San Paolino di Nola. Con Donna Giovanna, coppia coordinatrice dell’Ufficio di Pastorale Familiare della diocesi di Nola. Revisore dei conti per l’Istituto diocesano di sostentamento del clero. Deputato alla Camera dei Deputati del Parlamento Italiano nella XII legislatura. Autore di molti saggi che arricchiscono il patrimonio culturale della nostra terra campana.

All’insegnante ed al politico abbiamo posto qualche domanda.

Dalla scelta ideale di un impegno educativo all’essere docente, una vocazione?

Il primo segnale del “desiderio” di insegnare l’ho percepito sui banchi della IV elementare, osservando la maestra – Anna Allocca – che si prendeva cura di noi introducendoci in una dimensione che sovvertiva la visione della vita diffusasi nel dopoguerra. Avvertivo, anche se in modo piuttosto vago, che la maestra ci donava degli strumenti che ci consentivano di “tirare fuori” dalla nostra interiorità un modo nuovo di guardarci intorno, di cogliere e di capire gli eventi, di intravvedere scelte di vita nuove e di procurarci un “linguaggio” che ampliava la nostra capacità di comunicazione. Mi rendevo conto così, ma sempre vagamente, di quanto fosse importante educarsi per educare.

In seguito, mi sono convinto che l’insegnamento è un impegno fondato sulla creazione di una relazione docente-discente che sia:

– “asimmetrica invertita”, nel senso che chi sa di più si rende utile verso chi sa di meno;

– “agapica”, nel senso che la relazione deve impregnarsi di una cura premurosa per la crescita globale dell’allievo;

– “maieutica”, nel senso che l’insegnante non deve imporre un’armatura culturale precostituita al discente, ma deve cercare di promuoverne la crescita nel rispetto delle sue doti ed aspirazioni.

Dopo il conseguimento della laurea in Economia e Commercio, sempre mantenendosi fermo il mio proposito di insegnare, ho avuto la soddisfazione di ritornare, come docente, nella scuola dove mi ero diplomato: l’ITC “A. Masullo” di Nola.

Qui ho potuto finalmente rispondere alla “chiamata” o “vocazione” ricevuta da ragazzo. E una valutazione del mio impegno educativo l’ho ricevuta dal graditissimo invito – fattomi dai miei ex alunni diplomatisi nel 1968 – di festeggiare con loro il 50° anniversario della maturità.

Una volta in pensione, la mia vocazione ancor viva ha potuto ricevere un’ulteriore risposta con l’insegnamento di Sociologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Duns Scoto” di Nola, fino al 75esimo anno di età.

Professore, la scuola è (o dovrebbe essere) luogo di formazione o di informazione? La sua opinione, la sua esperienza.

A mio avviso ed anche alla luce della mia esperienza di docente, i due aspetti non devono considerarsi alternativi, purché uno dei due – la formazione – inglobi l’altro – l’informazione.

La formazione è, infatti, un processo globale che coinvolge la personalità dell’allievo in tutta la sua pienezza. Invero, risulta piuttosto carente un insegnamento che dia informazioni al massimo livello, ma non promuova:

– l’autostima che induce ad essere protagonisti della propria vita,

– l’instaurazione di relazioni umane fondate sul rispetto reciproco e sulla solidarietà,

– la capacità di individuare le proprie potenzialità e la conseguente volontà di attualizzarle,

– l’attitudine ad adeguare i propri mezzi agli obbiettivi che ci si propone,

– e via elencando.

Mi si obietterà che i suddetti “interventi formativi” hanno poco a che vedere con i programmi della maggior parte delle discipline. Ebbene, la mia esperienza – ho insegnato tecnica commerciale e ragioneria – mi ha fatto verificare che se la “parola” è fondamentale per un docente, altrettanto – se non anche di più – lo è lo “stile” dell’insegnamento, il quale “parla” in profondità all’animo del discente. Ciò vuol dire che la “testimonianza” data dal docente svolge una funzione “formativa” molto incisiva.

A cominciare, infatti, dalla “passione” che egli mostra di avere per la sua disciplina, passando per la “premura” necessaria verso giovani in fase di crescita e per l’incoraggiamento rivolto ai “meno bravi”, fino al ricorso al proprio “occhio carismatico” capace di percepire e di far emergere le attitudini nascoste degli allievi, tutto ciò costituisce un patrimonio personale in grado di fornire una “formazione umana” grazie alla quale sarà valorizzata anche l’informazione ricevuta dagli studenti.

L’impegno culturale ed impegno politico in Parlamento.

L’esperienza politica e quella culturale costituiscono due dimensioni della vita umana differenti e, nel contempo, complementari.

La differenza è rappresentata, essenzialmente, dal fatto che mentre nella prima prevale l’indicazione di obiettivi funzionali al miglioramento della vita comunitaria, con successiva individuazione dei mezzi necessari per conseguirli, nella seconda, invece, pur riconoscendo l’utilità pratica di una “cosa”, è prioritaria la percezione di un senso che consente di elevarsi al di sopra della piatta quotidianità. Pertanto, se il politico è soprattutto un pragmatico, l’uomo di cultura attribuisce valore ad un oggetto o ad un evento – un libro, una musica, un dipinto, ecc. – per il loro modo di essere, indipendentemente dalla loro utilità pratica.

Ebbene, se l’impegno culturale e quello politico sono chiamati ad associarsi come nel caso in cui colui che si dedica al primo venga eletto in Parlamento, si constata quanto essi possano integrarsi evidenziando una notevole complementarità.

Infatti, nel momento in cui un uomo si muove sul piano culturale, trascendendo così gli eventi quotidiani, ha la possibilità di riflettere più “liberamente” su questi ultimi, di coglierne altri aspetti fino ad ideare nuovi modi di agire ed a formulare nuove interpretazioni della realtà, ulteriori modalità di soluzione dei conflitti sociali, il che può favorire l’individuazione di inediti obiettivi socialmente più funzionali. In tal modo, la cultura promuove l’innovazione della politica arricchendola di nuovi contenuti e, di conseguenza, di una crescente attitudine ad essere “arte di governare”.

A sua volta, l’attività politica consente alla cultura di “incarnarsi” nella realtà sociale. In tal modo, l’impegno culturale si arricchisce di una dimensione pragmatica e l’impegno politico manifesta un senso proprio in quanto vien valorizzato in se stesso come impegno crescente per la società. Detto senso della politica non può che suscitare un forte entusiasmo con conseguente disponibilità a dedicarsi ad essa non per conquistare il potere per il potere bensì per conseguire il potere senza volere potere fino ad esercitare il potere come vero e proprio servizio alla collettività.

Dalla vita familiare, professionale e politica del prof. Franco Manganelli emerge una parola che deve essere retaggio per tutti noi: Passione. Passione per la vita, Passione per la Terra, Passione per l’uomo. Vivere nella nostra carne, nel nostro cuore e nella nostra mente la vita di un territorio la cui storia è ricca di valori umani e di bellezze da tutelare, da proteggere e da promuovere, attingendo proprio alla viva testimonianza di questi Maestri di umanità che hanno speso e continuano a spendere la loro vita per la ricerca del Bene Comune e per l’insegnamento appassionato dei giovani.

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