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L’intervista – Don Salvatore Purcaro, il relativismo dei valori tra ieri ed oggi

Torna la nostra rubrica "Medaglioni", a cura del dottor Antonio Falcone, per ritrovare coordinate comuni condivise e da condividere

A Don Salvatore Purcaro, parroco, teologo moralista, docente presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Nola-Acerra, poniamo qualche domanda circa il relativismo dei valori, tempo fa oggettivi e condivisi. Una piccola provocazione che dovrebbe innescare nella nostra vita il desiderio di riappropriarsi di una vita interiore più matura per tradurla in gesti ed azioni che tendono a far crescere il bello ed il buono nel cuore di ogni uomo.

Don Salvatore, cosa è la coscienza?

Chiamiamo “coscienza” non un organo o una funzione, ma il “luogo di sintesi” tra la libertà personale e la scoperta di un bene da assumere e rendere operativo attraverso una scelta. Essa, dunque, è il rapporto stesso che intercorre tra la libertà personale e il valore. Chiavacci ritiene che essa non sia «né un ente né una capacità». Non una tra le funzioni dell’uomo e neanche semplicemente il “luogo” all’interno del quale avviene questo rapporto, bensì il rapporto stesso. La coscienza morale a livello strutturale ha il carattere dell’autoevidenza nel riconoscimento del valore ed è dotata di una propria specificità, differenza e autonomia. La coscienza morale è in ultima analisi punto d’incontro tra legge e razionale personale.

Secondo Lei, uomo e sacerdote, gli adulti ed i giovani di oggi come percepiscono il senso della coscienza?

Oggi avvertamo una difficoltà a “utilizzare” la coscienza, proprio perché mancano tempi e spazi per lavorare su quel nesso tra razionalità e assunzione dei valori; in altri termini manca lo spazio del discernimento che attiva la coscienza.

Cosa fare per condividere come uomini del nostro tempo e della nostra terra, i valori oggettivi della coscienza che dovrebbero essere comune patrimonio dell’Umanità? Ovvero, quali valori oggettivi della coscienza dovrebbero appartenere a questa società?

È tempo di intraprendere un percorso terapeutico di riabilitazione della coscienza attraverso l’educazione del pensiero e l’impegno a insegnare a decidersi.

Grazie, don Salvatore, per la consegna di tre Parole chiave: Coscienza, pensiero, impegno. L’augurio per ciascuno di noi è che questo apparente “tempo di disgrazia” possa trasformarsi ed essere “tempo di Grazia”, per riscoprirci più umani.

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