VN Cultura

L’intervista – Angelo Casoria, un violino che canta la melodia del Creato

Torna la nostra rubrica "Medaglioni", a cura del dottor Antonio Falcone, per ritrovare coordinate comuni condivise e da condividere

Incontriamo il Maestro Violinista Angelo Casoria. Nasce a Cicciano (NA) il 23 ottobre del 1976. Inizia gli studi del violino a 6 anni, con naturale predisposizione. E’allievo del Maestro Vincenzo Corrado al Conservatorio di Avellino presso il quale consegue il diploma con il massimo dei voti all’età di 20 anni. Vincitore di numerosi concorsi a premi, musicista eclettico, polistrumentista. A 20 anni entra a far parte dell’OGI (Orchestra Giovanile Italiana) dove si perfeziona con il Maestro Felice Cusano.  E’primo violino di quella prestigiosa e storica scuola per professori d’orchestra. Suona con Città Lirica di Pisa, Camerata Strumentale di Prato, Nuova Scarlatti di Napoli e collabora con l’orchestra del Conservatorio San Pietro a Majella. Poi punta dritto al teatro più bello e più antico del Mondo: il Teatro San Carlo di Napoli. E’ il secondo idoneo nell’audizione del 2001.  Nel 2004 supera il Concorso ed è primo per il solo e unico posto disponibile.

Maestro, la Musica, un linguaggio universale.

Per capire l’importanza di qualsiasi cosa basta immaginare la vita senza quella cosa. In questi mesi con obbligo di mascherina lo stiamo capendo meglio: diamo più valore all’aria che respiriamo e alla libertà di farlo senza “ostacoli” sulla faccia. Come sarebbe la vita senza musica? Davvero brutta. A volte pensiamo che senza musica si potrebbe vivere bene lo stesso. Nel senso che non è un bene primario. Apparentemente è così, ma senza le Arti e la bellezza creativa tipica degli esseri umani la vita che persisterebbe sarebbe di sicuro più simile a quella delle bestie. La musica è un’arte meravigliosa, libera, scorre nel tempo come noi, non si ferma mai e si nutre anche del silenzio, delle pause. E’un linguaggio universale di cui tutti godono e che tutti possono sentire. Certo, può anche essere usata male, violentata, abusata, vissuta come un fine e non un mezzo, idolatrata, non sempre è una vera arte, tuttavia da sempre permea così tanto la nostra natura che sarebbe impossibile vivere senza.

Come è nato l’amore per questo “melodioso” strumento? 

È stato mio padre Salvatore da sempre appassionato di musica che mi ha fortemente influenzato. In realtà posso dire che ha scelto lui per me. Lui aveva notato che ero fin da piccolissimo molto intonato e preciso quando cantavo. Ero molto predisposto per via del mio orecchio sensibile e attento. Poi nel tempo è diventato, con tanta pratica ed esercizi mirati, orecchio assoluto. (Capacità tipica di alcuni musicisti di riconoscere con estrema certezza la frequenza esatta di qualsiasi suono o gruppi di suoni, ndr).  Lui suonava a livello amatoriale tastiera e fisarmonica. Avrebbe voluto fare il musicista. Nei primi anni’80 lesse sui giornali che nei teatri italiani assumevano violinisti stranieri. E quindi pensò di farmi studiare violino. Erano gli anni in cui per lo stesso motivo nacque La Scuola di Musica di Fiesole e l’OGI (orchestra giovanile italiana) dove il lungimirante maestro Piero Farulli pensò bene di creare questa famosa e storica scuola italiana dove gli studenti migliori provenienti da tutti i conservatori potessero apprendere le tecniche orchestrali più avanzate e professionali visto che nei conservatori prevaleva (e prevale) più uno studio e un approccio solistico. Mio fratello Antonio, quando sono nato nel 1976, aveva 4 anni e di fatto già suonava il pianoforte. Poi mia sorella Mena… che pure cantava e ha studiato flauto. Mia madre Carolina, poverina, unica a non suonare, ha davvero avuto tanta pazienza per sopportare i noiosi esercizi di tutti noi figli studenti e soprattutto il gruppo rock amatoriale di papà che provava in casa tra amplificatori a palla e batterie rumorose. E’ in questo contesto che ho studiato violino, con l’entusiasmo giocoso di un bambino, ma sotto l’occhio vigile di mio padre che ha saputo indirizzare il gioco verso la dura disciplina. Non potevo certo immaginare che poi proprio in quella scuola di Fiesole, 20 anni dopo, sarei diventato primo violino e avrei poi vinto il concorso, a 27 anni, proprio nel teatro più bello e antico del mondo: Il Teatro San Carlo di Napoli, a 28 km da casa mia. Tra l’altro occupando quel posto che si era liberato per prematura scomparsa proprio di uno di quei violinisti bravissimi venuti dall’est Europa.

Maestro, ci parli del violino!

Il Violino, come faccio a spiegare?! Per me è paragonabile ad una bellissima donna che ho avuto la fortuna di sposare. Una di quelle donne speciali, dal carattere difficile, ma dotate di un fascino unico e ammaliante. Dopo ormai quasi 40 anni di convivenza c’è un rapporto di “odio amore”. Ci sono momenti in cui il Violino non lo sopporto! Mi allontano da lui per giorni e giorni! Ma poi quando lo riprendo in mano e suono esce la musica più bella di sempre.

Certo rimane uno strumento. Non vivo la musica e il violino con il fanatismo spesso esageratamente accademico di alcuni Maestri, ma con uno spirito di assoluta libertà che mi fa spaziare dalla rigorosa disciplina del professore d’orchestra al Teatro San Carlo allo spettacolo Comico del CINQUETTO dove con altri 4 colleghi ci divertiamo in scena a dissacrare la musica e la figura del professionista in Frak.  Credo che il violino e lo studio di un’arte abbia anche un’importante funzione mistica, meditativa. Insomma, la musica può essere anche preghiera, fonte di illuminazione e ricerca spirituale.

Maestro, Lei è anche un testimone della Green Economy. Vive in una casa di legno, utilizza energie   pulite al 100%.

Si è vero. È l’altra mia grande passione. Ho sempre amato le case di legno e l’idea di avere un impatto ambientale minimo anche dal punto di vista energetico mi ha sempre entusiasmato. Condivido questo stile di vita con mia moglie Concetta. Abbiamo insieme realizzato questo sogno gradualmente consapevoli di dover essere, come diceva il grande Gandhi, “il cambiamento che volevamo vedere nel mondo”. Abbiamo iniziato con l’energia solare fotovoltaica nel 2005 quando era davvero raro vedere un impianto montato. Dopo aver superato diversi ostacoli burocratici e aver ricevuto i primi incentivi, abbiamo iniziato a sperimentare la convenienza anche economica. Cosi comprammo l’auto ibrida, poi la casa in legno, il secondo impianto solare per eliminare il gas dalla nostra casa, poi l’auto totalmente elettrica, il terzo impianto fotovoltaico per caricarla, la dieta vegetariana, l’eliminazione della plastica, il compostaggio dei rifiuti organici, uova fresche dalle nostre galline ruspanti… Insomma, tutto quello che si può fare. La maggior parte delle persone non sa che vivere in questo modo fa risparmiare tanti soldini e fa bene alla salute. Le persone erroneamente credono che lo stile di vita green sia fatto di rinunce. Si lasciano influenzare da chi predica la decrescita felice. Io credo invece nella crescita felice cioè dimostro con la mia vita che si può essere in armonia con la natura senza farsi mancare nulla. Anzi, dai soldi che abbiamo risparmiato da mancate bollette di gas luce e benzina, siamo riusciti anche a regalarci una splendida piscina ovviamente in stile laghetto naturale, senza cemento armato. Inutile dire che anche l’auto elettrica non è un “lento carciofo”, ma una bellissima berlina: TESLA 3 da 400 cavalli a trazione integrale…e sfido qualsiasi motore a scoppio al semaforo!!!

Cosa fare subito in questo tempo presente per consegnare ai giovani un mondo più pulito? 

“Il mondo non lo abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri ma in prestito dai nostri figli”. Cosa fare? Intanto studiare bene l’argomento, “pensare globale e agire locale”, comprendere che la gravità dei cambiamenti climatici riguarda anche la vita di un sessantenne. I DANNI sono già VISIBILI. Gli squilibri ambientali si riflettono anche sugli equilibri geopolitici e causano danni indiretti apparentemente scollegati come carestie, siccità e guerre. Se non si cambia rotta i guai seri riguarderanno già i prossimi anni. Il 2030 è stato indicato come l’anno del non ritorno. Mai come in questi anni tutte le più alte personalità intellettuali della politica, della religione e della scienza, sono tutte d’accordo che la nostra è la prima generazione a subire i danni dei cambiamenti climatici e l’ultima a poter fare qualcosa per cambiare la situazione. Bisogna agire non ora…. Ieri! Non c’è più tempo. Per prima cosa bisogna fare delle azioni molto semplici: consumare solo energia da fonti rinnovabili. E’ possibile! Tante compagnie serie offrono questo servizio, e alcune non chiedono costi aggiuntivi. Poi bisogna liberarsi del Gas. È una energia fossile come petrolio e carbone anche se la chiamano Naturale… e lo è: Ma è naturale anche che se ti butti giù dal quinto piano ti spiaccichi! Credo sia necessario anche partecipare attivamente a diffondere le buone idee e il consumo responsabile. Mosso da questa consapevolezza ho infatti deciso anche di diventare Broker per una compagnia italiana Benefit Corporation, perché rispecchia perfettamente questo mio ideale. Così ho coinvolto e accompagnato centinaia di persone in questo passaggio, mettendoci la faccia senza paura fino a farlo diventare un secondo lavoro per me, mia moglie e tante altre persone. Bisogna fare i fatti, non più chiacchiere. Alcune compagnie dicono di fornire energia pulita ma contemporaneamente vendono anche il gas. E un passo avanti, ma non basta. Bisogna essere coerenti, veri, non fingere… o seguire il mercato e la moda green per fini solo di lucro. Così come in orchestra alcuni direttori alle prove parlano di continuo anche delle cose più banali, come se i professori che suonano non lo sapessero già, oppure si sbracciano per apparire più “artisti”, rovinando la purezza di splendide opere d’arte, invadendole con inutili esibizioni e buffonate, allo stesso modo bisogna rispettare la vita, non dominarla. Celebrarla, non sprecarla. Ma come? Facendo in modo che tutto quello che facciamo e che ci tiene in vita non danneggi nessun’altro essere vivente. È semplicissimo. Mi piace molto la frase di M. L. King che recita: “Può darsi che tu non sia responsabile della situazione in cui ti trovi ma lo diventi se non fai nulla per cambiare”. Credo che noi italiani siamo fortunati in quanto viviamo in un paese tra i più belli e ricchi del mondo. Così come tra amici veri o tra fratelli, chi è più forte aiuterebbe chi è indietro, anche nella realtà globale noi per primi, ricchi occidentali, soprattutto inventori e artisti, dovremmo comportarci da guida per chi è più indietro. Se no, chi lo farà? Invece succede spesso il contrario. Cioè siamo i maggiori inquinatori e distruttori del mondo. Così siamo diventati bravi ad accumulare soldi ma non ricchezza. Titoli azionari ma non prosperità. Non sarebbe invece nostro compito mostrare che una via migliore è possibile? E non spetta forse a noi realizzarla per primi con gratitudine verso la fortuna ricevuta per diritto di nascita? “Voi siete il sale della terra e la luce nel mondo” diceva il sommo maestro Gesù. Credo che ci sia un forte bisogno di ritrovare se stessi. La musica come meditazione può essere un mezzo. Una volta capito chi siamo, abbandonare la vecchia via per la nuova sarà una gioia. Spontaneamente e gradualmente sarà facile seguire la verità, “perchè ci rende liberi”. Dare la vita per questa nobile causa non è forse una forma d’arte, un buon modo di vivere? E non è anche un buon modo per morire?

Grazie, Maestro, per questa testimonianza di vita di alta professionalità e di cittadinanzattiva, binomio che dovrebbe sempre fondersi nella vita di ciascuno di noi, perché si viva una vita virtuosa secondo un progetto che coltivi il proprio particolare innestato in una visione umana globale, nel rispetto e nella difesa dei valori della Creazione, nella costruzione di una fratellanza “glocal” che salverà il mondo. Solo così consegneremo ai nostri figli ciò che essi ci hanno dato in prestito.

Articoli correlati

Back to top button

Lascia un Mi Piace!


This will close in 30 seconds

error: Questo contenuto è protetto