VN Cultura

L’intervista – Franco Trifuoggi, la scuola e l’educazione dei giovani di ieri ed oggi

Torna la nostra rubrica "Medaglioni", a cura del dottor Antonio Falcone, per ritrovare coordinate comuni condivise e da condividere

Incontriamo il prof. Franco Trifuoggi, docente di Italiano e latino per molti anni al liceo classico statale “Giosuè Carducci” di Nola. Punto di riferimento per docenti ed alunni, ha ricoperto la carica di vice-Preside sotto la reggenza del Preside Filippo Tufano.  Poi lascia l’insegnamento diretto per ricoprire il ruolo di Preside al liceo scientifico “Colombo” di Marigliano, sua città di origine.

Lo ricordiamo e lo ringraziamo perché ha dedicato totalmente la sua vita alla Scuola, alla Cultura, alla Famiglia, con la determinazione virile nella rigorosa produzione letteraria e con la delicatezza materna di chi si sente chiamato a spezzare il pane del Sapere agli studenti discenti. Le sue lezioni resteranno sempre impresse nel cuore e nella mente e sono viatico per chi, come me, è stato suo alunno, continuamente rievocate ad ogni piè sospinto in molte vicende della vita quotidiana, e conservate nel prelibato scrigno dei ricordi dal quale si educono prelibatezze che fanno bene all’Anima ed alla Salute.

Professore, insegnare ed educare i giovani: un dovere, un piacere o una necessità?

A mio avviso insegnare ed educare i giovani è insieme un piacere, un dovere e una necessità. È, infatti, un piacere l’osmosi culturale, la consapevolezza di locupletare la preparazione dei giovani, di colmare le loro lacune e soddisfare la loro esigenza di “più vedere”; è una gioia scoprire la loro soddisfazione nell’acquisizione di nuovi contenuti. È un dovere promuovere un’organica formazione culturale, morale e civile delle giovani generazioni. È anche una necessità etica, specie in questa stagione di crisi, perché si cementi la fede nei valori, il culto della legalità, e si contribuisca ad esorcizzare il rischio della resa alle suggestioni e alle brutture della società.

Un suo ricordo di insegnante e di educatore…

Nella selva policroma dei ricordi scelgo un episodio di vago sapore deamicisiano. Napoli, sono Preside al VI magistrale, ore 12: irrompe nella sala della presidenza una ragazza del 3° anno, vociando e dirigendosi verso il balcone; intuisco l’intenzione di precipitarsi nella strada sottostante. Sbigottito, chiedo aiuto, mentre cerco di dissuaderla! Accorrono due professoresse e riescono, non senza fatica (la ragazza è robusta), a trattenerla. Dopo un lungo colloquio chiarificatore sul suo stato d’animo e sulla sua famiglia, il primo impulso della ragazza è di abbracciarmi e ringraziarmi. Da allora mostra di eleggermi suo secondo padre, tanto da ricorrere a me ogni volta che le si presenta un problema…

Come è cambiata la Scuola nei suoi anni di insegnamento?

Una risposta esauriente richiederebbe tempi troppo lunghi. Mi limiterò, quindi, a ricordare di aver partecipato al rinnovamento metodologico, già negli anni 50, verso una Scuola “affrancata da rituali incubosi e meccanismi alienanti” (assegno-fiume; interrogazioni inquisitorie; testi indigesti), sì da favorire l’esercizio della riflessione critica sui problemi anche mediante l’apertura all’attualità, alle tematiche politico-sociali, contrastando, così, il rischio dell’ageusia, la perdita del gusto per l’apprendimento. Occorre ricordare almeno l’istituzione degli organi collegiali; la sostituzione dell’anacronistico esame di maturità; l’acquisizione di nuovi sussidi didattici, in particolare quelli fondati sulle nuove tecnologie (lontano preludio dell’attuale adozione della didattica a distanza); e l’incontro con il mondo del lavoro.

Da docente a Preside: un passaggio necessitato?

No! Dettato da una vocazione sorta durante l’esperienza di Vice-Preside.

La scuola di oggi ha bisogno di Presidi o di Dirigenti?

Non mi spaventa la taccia di “laudator temporis acti” se dichiaro di sentirmi più vicino alla figura del Preside tradizionale, anche se la mia guicciardiniana allergia alle semplificazioni mi induce a riconoscere l’importanza della funzione manageriale del Dirigente, richiesta dall’intensificarsi delle innovazioni, e comunque tale da assorbirne tempo ed energie. È innegabile, infatti, che una scuola attenta a preservare e incentivare i valori culturali non può fare a meno dell’impegno assiduo e sapiente del Preside, a cui spetta di affiancare (e guidare) i docenti nell’azione educativa, rendendosi conto delle loro istanze, e garantendo il rispetto della personalità dell’alunno, destinatario di amore, secondo il progetto di S. Giovanni Bosco, e non di astratta misurazione. La mia lunga esperienza, confortata dal costume di visitare le classi e colloquiare con gli alunni, mi conferma nella convinzione della fecondità della presenza assidua, oculata ed amica del Preside accanto a loro.

Grazie all’uomo di Cultura di vita, al Preside, Amico dei suoi alunni, al mio caro ed indimenticabile Professore del liceo classico. La sua testimonianza resta scolpita nei nostri cuori e, ogni giorno di più degli anni avanzano, insaporisce la mia vita, mentre l’ageusia lascia il posto al gusto del Sàpere, dell’avere e del dare Sapore alla vita concreta, allontanandoci dal rischio attuale e reale di una  “resa alle suggestioni e alle brutture” di questa società “moderna”, per coltivare la Bellezza del Sapere che salva il mondo.

Grazie, Professore Trifuoggi, Maestro di Vita!

Articoli correlati

Back to top button