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L’intervista – Ettore Acerra, la scuola ai tempi del COVID: tra emergenza e sguardo verso il futuro

Torna la nostra rubrica "Medaglioni", a cura del dottor Antonio Falcone, per ritrovare coordinate comuni condivise e da condividere

Ne parliamo con il Prof. Ettore Acerra, classe 1958. Diploma di Liceo Classico presso il “Carducci” di Nola. Laurea in Agraria. Consigliere per le statistiche agrarie per l’Istituto Nazionale di statistica. Preside di ruolo in diverse scuole di secondo grado. Poi Ispettore nel Ministero della Pubblica Istruzione. Poi Provveditore agli Studi a Genova.

Quali elementi significativi possono essere tratti dalle esperienze dell’ultimo anno

Il mondo della scuola, da marzo 2020 ad oggi, è stato pesantemente condizionato dalle misure di prevenzione che sono state adottate per l’emergenza epidemiologica. Dopo un periodo di interruzione della didattica in presenza, il nuovo anno scolastico è iniziato con grande fatica e grandi problemi.

La situazione è stata caratterizzata soprattutto da un clima di incertezza e dall’esigenza di continui adattamenti ad una situazione in continua evoluzione; molto hanno pesato anche le differenze territoriali, dovute alla diversa evoluzione dell’epidemia, ma anche gli approcci differenziati delle amministrazioni locali. Così, mentre in alcune regioni almeno gli alunni del primo ciclo hanno ripreso (tra mille difficoltà) le attività in presenza, in altre zone del nostro Paese la didattica è stata garantita solo grazie alla digitalizzazione.

Quali le principali conseguenze?

Alcune senza dubbio negative: l’interruzione del rapporto di socialità, l’aumento dei divari, lo sfilacciamento del rapporto diretto con molte famiglie. Insomma, come purtroppo succede spesso, i più deboli hanno pagato e pagano il prezzo più alto.

Ciò nonostante, il mondo della scuola ha generalmente dimostrato una grande capacità “reattiva” e quasi tutte le comunità educanti hanno reagito convinte di non doversi arrendere: si può quindi ritenere, pur senza entrare nel merito specifico delle azioni messe in campo a livello centrale e periferico, che, in molti casi, le difficoltà si siano trasformate in opportunità e che sia stata recuperata la consapevolezza dell’indispensabilità del sistema istruzione  e del rapporto educativo/formativo.

Oltre a ciò, i docenti sono stati in pratica obbligati a confrontarsi con il grande “arcipelago” del digitale, con risultati che si potranno verificare solo tra qualche tempo. Anche i ragazzi, che usavano (ed usano) il digitale in modo straordinariamente intenso ma spesso slegato dal contesto scuola, stanno imparando, purtroppo lentamente e non in modo omogeneo, ad approcciarsi a questo mondo non solo per socializzare ma anche rendendosi conto delle grandi possibilità per lo sviluppo dei saperi.

La didattica orientativa nell’emergenza…

Ormai da molti anni andiamo “ripetendo“ che uno dei principali problemi del sistema di istruzione è quello di curare poco o male l’orientamento, oppure di ricordarci della didattica orientativa solo in prossimità degli snodi di discontinuità (es terza media, ultimo anno delle scuole superiori).

Nonostante l’impegno formale del sistema scolastico, l’orientamento ha conservato spesso connotazioni di tipo meramente informativo (es. quali indirizzi di studio vi sono nel territorio, quali sono i percorsi accademici possibili) ed è stato dedicato ad alunni e studenti solo di determinate classi.

Sulla didattica orientativa molto ci sarebbe da dire e non è questa la sede per sviluppare un approfondimento organico. Certamente, coltivare le passioni, verificare se e quanto tali passioni siano correlate a talenti ed attitudini: sono queste le grandi sfide per l’orientamento dei giovani.

E ciò è particolarmente significativo in un periodo in cui domina l’incertezza e si è costretti a ragionare soprattutto sugli strumenti per affrontare l’emergenza del presente.

E’ possibile parlare di futuro con i giovani in questo contesto ?

Direi che non sono è possibile, ma è assolutamente necessario, soprattutto oggi; altrimenti si rischia di concentrare l’attenzione solo su come vivere (e sopravvivere) oggi, senza guardare al futuro; e questo può veramente provocare grosse ripercussioni negative su un’intera generazione.

La scuola italiana e le scelte dei giovani…

Ormai da 20 anni a questa parte, i “numeri” delle iscrizioni ci dicono che è in corso un processo di progressiva licealizzazione della popolazione scolastica.

Dal punto di vista quantitativo, i dati dell’anno scorso premettono di rilevare come circa il 55% degli alunni del terzo anno della scuola secondaria di primo grado si sia iscritto a percorsi liceali; il 30% circa sceglie l’istruzione tecnica; meno del 15% l’istruzione professionale.

Come leggere questi dati?

Un’analisi complessiva non è semplice, anche perché richiede un approfondimento anche (e soprattutto) del quadro ordinamentale (caratteristiche degli indirizzi, piani ed orari etc.).

Certo è che il riordino del 2010 ha arricchito e reso probabilmente più attrattiva l’offerta formativa dei licei (con nuovi indirizzi ed un aggiornamento di quelli più tradizionali). Ma ciò non basta a spiegare questa evoluzione e questa tendenza che paiono ormai stabilizzate.

Appare abbastanza evidente che le scelte di studenti e famiglie siano fortemente influenzate da convinzioni e modi di pensare che si ritenevano superati; i licei da molti sono considerati scuole di serie A, che possono fornire una base culturale generalista e per alcuni versi trasversale, mentre le iscrizioni ai tecnici (e ancor più ai professionali) sono riservate a coloro che “non hanno tanta voglia di studiare” o “non hanno capacità sufficienti per superare un liceo”. Chi non ricorda i consigli orientativi di non molti anni fa in cui si scriveva esplicitamente: “Si consiglia l’inserimento nel mondo del lavoro”?

Il discorso è complesso e delicato e risente anche di un certo tipo di tradizione italiana per la quale il sapere e il saper fare troppo spesso non vanno d’accordo.

Nei limiti degli obiettivi di questo intervento, e rischiando di cadere in grossolane semplificazioni, gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da correnti di pensiero che hanno forse sottovalutato, o addirittura dimenticato, le grandi tradizioni dell’umanesimo rinascimentale italiano o addirittura l’eredità del mondo classico, in cui scienza, tecnologia e cultura, ed anche matematica e filosofia, erano tutte inquadrate nel contesto generale della conoscenza. Come non ricordare Leonardo, o, andando indietro nel tempo, Archimede, figure che sono state capaci di mettere insieme arte, scienza e tecnica?

Forse banalizzo, ma una grossa sfida per il futuro è proprio quella di valorizzare le intelligenze multiple che convivono in ciascuno di noi, cercando di superare gli steccati che ancora oggi esistono, anzi pare siano sempre più alti.

Anche perché l’evoluzione del sistema economico globalizzato ci porta a ritenere che, da un lato, è sempre più ampio il divario tra offerta di lavoro e disponibilità di professionalità adeguate, dall’altro, l’importanza delle competenze “trasversali” crea un bisogno sempre maggiore di percorsi flessibili, che possano coniugare “soft and hard skills”.

Previsioni a medio e lungo termine…

È molto difficile fare previsioni a medio e a lungo termine, tenendo presente che l’evoluzione delle filiere produttive e dell’economia in generale è sempre più rapida ed imprevedibile. Ciò non toglie che alcune tendenze nel mondo delle professioni si possono cogliere e che vi siano alcuni settori caratterizzanti l’economia del nostro Paese che risultano particolarmente interessanti. Un esempio per tutti: il settore ambientale (“green economy”) e la filiera agricola-alimentare, come pure quella delle tecnologie applicate all’industria manifatturiera sono quelle nelle quali le prospettive possono essere più interessanti

Per concludere.

Per concludere, senza pretese di esaustività, guardare al futuro anche in un periodo così incerto, costituisce una sfida importante, E’ possibile ragionare in questa ottica anche in “epoca COVID”; certo che è possibile, anzi è indispensabile.

Grazie Sig. Provveditore! Il suo ampio ventaglio di lettura, di contenuti e di orizzonte è uno strumento del pensare per costruire una scuola aperta alle esigenze della realtà attuale. Auspichiamo che arte, scienza e tecnica trovino oggi il più opportuno  crogiuolo di coagulo per rilanciare la società italiana attraverso i suoi giovani volenterosi e capaci di guardare al domani, leggendone ed accettandone le sfide del glocal.

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