Il presidente Fico ha presentato il programma di governo al Consiglio regionale
C’è una scelta, più che una scaletta politica, dietro il primo vero intervento programmatico della nuova presidenza regionale. Roberto Fico ha deciso di partire dal perimetro delle intenzioni, non dall’architettura del potere. Certo la giunta ancora non definita per varie e note questioni interne ha fatto in modo di spostare, forse volutamente, lo sguardo verso una cornice più ampia dentro cui collocare il senso di una legislatura che nasce in un clima di aspettativa mista a disincanto.
Ieri è stato anche presentato il programma che non ha il passo breve dell’emergenza né il lessico della propaganda. È piuttosto una mappa, densa e talvolta ambiziosa, che prova a rimettere ordine in una Regione abituata da anni a rincorrere i problemi più che a governarli. Agricoltura, sanità, ambiente, aree interne, politiche sociali non vengono trattati come capitoli separati ma come parti di uno stesso sistema che, se non regge nel suo insieme, continua a produrre disuguaglianze.
La scelta di riportare l’agricoltura al centro non è neutra. Significa riconoscerla come spazio economico, sociale e civile, e allo stesso tempo ammettere che senza un contrasto reale al caporalato ogni discorso sul lavoro resta retorica. È un terreno scivoloso, perché richiede controllo, presenza dello Stato e conflitto con interessi consolidati. Qui si misura subito la distanza tra l’enunciazione e il coraggio politico.
La sanità resta il punto più sensibile. Parlare di liste di attesa e medicina territoriale equivale a toccare una ferita quotidiana, che attraversa classi sociali e territori. Il programma sembra riconoscere che non basta aggiustare i margini, ma occorre ridisegnare l’accesso alle cure, soprattutto fuori dai grandi centri. È una direzione necessaria, ma anche la più esposta al rischio di restare incompiuta se non accompagnata da scelte nette e verificabili.
Le aree interne, evocate come spazio da ricucire, raccontano forse più di ogni altro tema la posta in gioco di questa legislatura. Infrastrutture, trasporti, servizi essenziali non sono parole nuove, ma tornano come un conto mai saldato.
Ambiente e risorse naturali vengono trattati come patrimonio strategico, non come problema da tamponare. Acqua, depurazione, risanamento, mare sono richiamati dentro una visione che lega tutela e sviluppo. È un cambio di tono rispetto a una gestione spesso emergenziale, ma anche qui la sfida è tutta nell’esecuzione, dove controlli e responsabilità non possono essere diluiti.
Il capitolo sociale, forse il più trasversale, prova a tenere insieme disabilità, povertà, disagio abitativo e inclusione senza frammentare gli interventi. È una scelta politica che riconosce la complessità delle fragilità contemporanee e che chiama in causa la capacità amministrativa della Regione di coordinare risorse e livelli istituzionali.
Scuola, informazione e legalità compongono il tratto più identitario del programma. Non come slogan, ma come infrastrutture civili. È qui che la nuova presidenza sembra voler segnare una discontinuità culturale, indicando nella formazione delle coscienze e nella trasparenza un presupposto, non un effetto collaterale, dell’azione di governo.
L’opposizione, guidata da Edmondo Cirielli, ha scelto un registro istituzionale, riconoscendo molte delle priorità ma riportando il confronto sul terreno dei numeri e dei ritardi strutturali.