VN Notizie

Francesco Schiavone, boss dei Casalesi, si pente dopo 26 anni di carcere

 Il suo arresto nel 1998 fu una vittoria per le forze dell’ordine, lui il super boss dei casalesi che  aveva raccolto l’eredità di Antonio Bardellino, scomparso nel 1988. Il boss che per 26 anni dopo una condanna all’ergastolo nel maxi processo spartacus, ha celato segreti importantissimi in merito ai rapporti tra camorra e politica. Oggi Francesco Schiavone detto “Sandokan”, ha deciso che forse al cospetto di una malattia quei segreti pesassero motlo e cosi ha iniziato a raccontare la sua verità, collaborando con la giustizia. Condannato per diversi omicidi e tanto altro ancora fu arrestato nel 1998 trovato in un bunker di Casal di Principe. Dai suoi racconti potranno essere chiariti anche altri casi irrisolti oltre ché svelare complicità e rapporti con il mondo dell’imprenditoria e della politica che per anni ha sostenuto i gruppi criminali di quella zona del casertano. La notizia arriva a pochi giorni dal trentesimo anniversario dell’uccisione di don Peppe Diana. Nel 2018 fu il figlio Nicola, il primo della famiglia, a pentirsi e a collaborare con la giustizia, così come ha fatto il fratello Walter nel 2021 Una notizia di cui si parlava da qualche giorno in paese ma che avrebbe assunto i crismi dell’ufficialità solo nella giornata di ieri quando le forze dell’ordine si sarebbero recate a casa dei familiari del superboss per proporre il programma di protezione. Secondo gli inquirenti la scelta del boss di collaborare dopo anni di carcere duro si apre a varie ipotesi, tra queste un messaggio destinato all’esterno, in particolare per non provare a far riorganizzare il clan.

Articoli correlati

Back to top button