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Da Taverna del Re ad Airola, la Campania dei rifiuti ancora esposti al fuoco

Il fumo è tornato a salire da Taverna del Re, sopra quelle distese di ecoballe che da quasi vent’anni rappresentano una delle eredità più ingombranti dell’emergenza rifiuti in Campania. L’incendio divampato domenica pomeriggio nel sito alla periferia di Giugliano ha interessato una porzione di materiale già movimentato e destinato al trasferimento, facendo scattare l’intervento dei vigili del fuoco, il monitoraggio dell’aria da parte dell’Arpac e la convocazione in Prefettura del Centro coordinamento soccorsi.

Le fiamme sono state circoscritte, ma il rogo ha riaperto una questione che sembrava progressivamente destinata a uscire dall’agenda delle emergenze: quanto resta ancora nei grandi siti di stoccaggio della Campania e, soprattutto, quanto è vulnerabile il patrimonio di rifiuti che continua a rimanere concentrato in determinate aree.

La fotografia, rispetto agli anni più difficili della crisi, è profondamente cambiata. La mappa regionale arrivò a comprendere 21 siti di stoccaggio, distribuiti tra le cinque province, nei quali furono accumulate complessivamente oltre cinque milioni di tonnellate di rifiuti imballati. Molte di quelle aree sono state successivamente liberate e oggi il residuo della vecchia emergenza si concentra soprattutto tra Giugliano e Villa Literno, dove continua un’operazione di rimozione cominciata ormai dieci anni fa e che ha consentito di eliminare gran parte delle ecoballe.

Taverna del Re rimane però il simbolo dell’incompiuta, non soltanto per le dimensioni dell’area e per la quantità di materiale che vi è stata accumulata negli anni, ma perché lo svuotamento non è ancora terminato e resta aperto anche l’interrogativo sulla destinazione definitiva di quei terreni una volta conclusa la rimozione.

Il problema, tuttavia, non coincide più soltanto con le ecoballe della vecchia emergenza. Accanto ai siti storici esiste infatti una rete molto più ampia di impianti e depositi nei quali vengono trattati o conservati rifiuti, compresi quelli che finiscono sotto sequestro e nei quali il materiale può continuare a rimanere accumulato in attesa delle decisioni giudiziarie e delle operazioni di smaltimento.

È quanto accaduto ad Airola, dove appena una settimana prima di Taverna del Re un vastissimo incendio ha interessato un deposito dell’area industriale contenente soprattutto plastica e carta imballate. Un sito già sottoposto a sequestro preventivo nell’ambito di un’inchiesta ambientale e nel quale erano rimaste grandi quantità di materiale: il rogo ha richiesto giorni di interventi e una rete di monitoraggio estesa ben oltre i confini del comune beneventano.

Sono due vicende profondamente diverse, ma pongono la stessa questione. Quando migliaia di tonnellate di rifiuti rimangono concentrate per lungo tempo nello stesso luogo, la sicurezza del deposito diventa anche un problema ambientale per i territori circostanti, perché un incendio di plastica, carta o materiali eterogenei non si ferma ai cancelli di un impianto e la colonna di fumo può attraversare comuni e province.

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