Cimitile, monsignor Antonio Cece torna nella sua terra: conclusa la traslazione delle spoglie
La nuova sepoltura nella Cappella della Santa Croce chiude simbolicamente il lungo percorso di monsignor Antonio Cece riportandolo nel luogo in cui era nato e al quale era rimasto legato per tutta la vita. Si è conclusa così, nella chiesa di San Felice in Pincis a Cimitile, la traslazione delle spoglie del presule, accolte giovedì dalla comunità e definitivamente deposte al termine della celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Nola Francesco Marino.
Un ritorno che per Cimitile ha assunto un significato particolare, non soltanto per il legame personale di Cece con il paese e con la devozione a San Felice, ma anche per la storia stessa di un territorio sviluppatosi, fin dall’età paleocristiana, intorno ai luoghi di culto e di sepoltura legati al santo e a San Paolino.
Nato a Cimitile nel 1914, Antonio Cece fu vescovo di Ischia dal 1956 al 1962 e poi di Aversa fino alla morte, nel 1980. Proprio durante il suo episcopato aversano, nel 1979, ordinò sacerdote Francesco Marino, oggi vescovo di Nola e ieri chiamato a presiedere la celebrazione che ha accompagnato l’ultimo tratto di questo ritorno.
La sepoltura è stata collocata accanto all’antico Crocifisso ligneo della Cappella della Santa Croce e reca un’epigrafe con lo stemma episcopale e la frase scelta per sintetizzare il suo ministero: «Amo la Chiesa così com’è». Con la deposizione definitiva, la memoria di monsignor Cece entra così stabilmente nel luogo di culto della comunità dalla quale era partito oltre un secolo fa.