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Cicciano, Ex-area Pastificio Russo – Il progetto del 2002

Il servizio di Gianni Amodeo

E’ l’ultimo della serie, il capitolo del recupero, con la messa in valore economico, dell’area del Pastificio Russo, dismesso da una ventina di anni ormai; è il capitolo connesso con l’iniziativa del Residential Park Nusco, la società a responsabilità limitata che n’è la proprietaria, funzionale a realizzare un mega-complesso residenziale, per cento appartamenti, nonché spazi e strutture di servizio e commerciali.

Un’iniziativa, intrapresa nel 2019, e sfociata all’inizio di questo mese con il provvedimento dell’Ufficio tecnico comunale, che ha disposto la concessione del permesso a costruire in favore della Residential Park che ne aveva fatto richiesta.

Un provvedimento di concessione, che, pur avendo un forte impatto di negatività sulla vita cittadina, è stato assunto dal titolare dell’Ufficio tercnico, l’architetto Giuseppe Otello,senza sottoporlo al vaglio del Consiglio comunale; un rilascio dell’autorizzazione farebbe leva su un’interpretazione impropria e improvvida del Piano casa, per nulla calzante alla situazione in atto.

In realtà, sul “che fare” per la valorizzazione dell’area del dismesso Pastificio, finito nella disponibilità dell’holding Maione, giova ravvivare ricordi e memoria, in rapporto con l’ idea-progetto, elaborata nel 2002 dall’assessore Giovanni Capolongo e fatta propria dall’amministrazione- Caccavale.

Due i percorsi tracciati, che ne costituivano le finalità, il primo era articolato nella realizzazione della Cittadella dei servizi, con uffici pubblici per le Poste, la Caserma dei carabinieri, sedi d’Istituti bancari, la Biblioteca comunale, la Palestra polifunzionale e nel cuore della Cittadella il verde pubblico attrezzato per 7 mila metri quadrati; il secondo percorso prefigurava, alla luce dell’intesa con l’holding Maione, la nuova proprietaria, la delocalizzazione del sito produttivo in un’area del patrimonio comunale di Cicciano, nella piana di Boscofangone.

L’holding, a sua volta, assumeva l’impegno incondizionato di inserire nel ciclo produttivo soltanto lavoratrici e lavoratori locali. Poi, scattarono dal 2004 le procedure fallimentari che a più tappe colpirono tutti i settori e comparti dell’holding e la Cittadella dei servizi sognata, finì in cavalleria.

Allo stato monta la polemica; e il dossier Caccavale-Coppola pone importanti questioni di trasparenza amministrativa e di scelte congrue con gli interessi generali della città. Un contesto di giusti rilievi, rispetto a quali, tuttavia, va pure considerato che l’area del dismesso Pastificio non può restare nelle penose condizioni in cui versa.

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