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Cicciano – Area Ex-Pastificio Russo, rilasciato permesso a costruire

Un’intricata e complicata vicenda, quella dell’ex-Pastificio Russo, ch’è stata un’eccellenza dell’industria bianca in Campania; una vicenda in cui si incrociano diffuse e persistenti criticità di programmazione e gestione industriale.

Un quadro di criticità, tradottosi gradualmente nel ridimensionamento del ciclo delle produzioni e di presenza sui mercati, tanto che la struttura di via Nola, a Cicciano, finì nel 2001 nell’holding Maione, operante in svariati e disparati comparti. Una rapida ed illusoria presenza di ripresa, che, però, si esaurì in tempi brevi, segnata dal fallimento in cui incappò l’holding Maione, trascinando nel suo default la secolare storia di lavoro e di economia produttiva, che il Pastificio creato da Carmine Russo esprimeva e rappresentava per l’intera area nolana.

Poi, la cronaca registrò le lunghe convulse fasi che, secondo consolidate usanze e deteriori consuetudini punteggiano gli esiti dei fallimenti, con l’immancabile vorticoso giro delle aste al ribasso più profondo possibile; sono le modalità, che sbriciolano e svuotano, quando non azzerano del tutto, la consistenza dei patrimoni finiti sotto il peso e la gogna del default.

E il patrimonio del pastificio, vanto e bandiera della Cicciano produttiva, fu scomposto in due; il marchio-Russo con i macchinari, che continua a girare bene, è stato acquisito dalla Garofalo S.p.A., mentre l’area e gli immobili del sito produttivo, per complessivi circa 20 mila metri quadrati dopo tredici aste fallimentari andate deserte  sono stati aggiudicati nel 2017 al gruppo imprenditoriale che fa capo a Mario Felice Nusco per un milione di euro. E l’importo di partenza si aggirava sui nove milioni di euro.

È un’area importante per la città, a ridosso del centro storico, diventata in tutti questi anni d’incuria e abbandono una landa desolata, un pugno nell’occhio. Un’area da rigenerare con una riqualificazione di qualità e ricomporre in armonia negli assetti di vivibilità.

Un passaggio che la proprietà punta realizzare, con quella che si annuncia come un’autentica colata di cemento per realizzare un centinaio di appartamenti, andando oltre gli obiettivi dello stesso Piano regolatore; un passaggio di primaria rilevanza, su cui c’è il “via libera” dell’Ufficio tecnico comunale, diretto dall’architetto Giuseppe Otello.

È una licenza edilizia, per dirla in breve, che contempla il cambio di destinazione urbanistica dell’intera area; licenza, rilasciata per via burocratica, come se si dovesse realizzare un mini-appartamento, mentre si tratta di un investimento economico sicuramente notevole per costruire un mega-complesso residenziale e commerciale; un mega-complesso, che concorre a svilire il patrimonio edilizio esistente in città, ridimensionando, al contempo, la portata delle cubature disponibili.

Una complessa operazione che fa discutere, i cui atti sono al centro dei rilievi dei capi-gruppo delle minoranze consiliari, Giuseppe Caccavale, ex-sindaco, e Nunzia Coppola; rilievi argomentati in uno specifico dossier presentato anche alla Procura della Repubblica, di palazzo Orsini, a Nola.

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