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Castellammare, Vicinanza al Supercinema: “Vado avanti, il PD non ha chiesto le mie dimissioni”

Dal podio, un discorso accorato, che parla direttamente al cuore di Castellammare di Stabia. Il messaggio, diretto: “Vado avanti, non mi dimetto”. E’ il succo delle parole di Luigi Vicinanza, che rifugge lo scenario tratteggiato in queste settimane sia della sua amministrazione che della città.

L’incontro di questa sera al “Supercinema” era atteso da settimane, con i ben informati che aspettavano l’appuntamento promosso dalla fascia tricolore come una sorta di “resa dei conti” che potesse fare chiarezza sul futuro della città delle terme dopo la crisi tutta interna all’Amministrazione e l’addio dell’ormai ex consigliere comunale ed europarlamentare Sandro Ruotolo, che aveva prima chiesto le dimissioni di Vicinanza, poi al PD cittadino di ritirare l’appoggio in maggioranza mandando la città alle urne.

Vicinanza a gran voce ha chiesto dal palco di tenere “giù le mani da Castellammare”, un monito inoltrato a chi, trasversalmente, pensa di fare affari a scapito della città, in maniera trasversale ai partiti e ai rappresentanti di città. Una “cappa”, così la definisce il primo cittadino, che ha oppresso e continua ad opprimere la comunità stabiese. Ed il PD, almeno in via ufficiale, continuerebbe a stare ancora dalla parte di Vicinanza.

Nel frattempo, il quadro continua a mutare di ora in ora. Questa mattina il focus ad Ottaviano con il Prefetto Michele di Bari, che si è soffermato in modo particolare sui dossier Torre Annunziata e, appunto, Castellammare, con la commissione d’accesso che sembrerebbe pronta ad approdare a Palazzo Farnese. Poi le parole di Sergio Rastrelli, deputato di Fratelli d’Italia, che da Roma denuncia l’ormai prossimo “approfondimento” sulla possibilità di infiltrazioni nell’amministrazione guidata da Vicinanza. Ed infine, a poche ore dall’evento di questa sera, arrivano sulla scrivania del sindaco anche le dimissioni di Gennaro Oscurato, il secondo consigliere di maggioranza coinvolto dopo Nino di Maio, nell’inchiesta sul clan D’Alessandro, nonostante non fosse formalmente indagato.

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