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Caserta: in un video choc il pestaggio al clochard Guido morto dopo tre giorni di agonia, la lite per un debito di 50 euro

Un primo strattone lo manda a terra, poi arrivano i calci, all’addome e al volto, mentre Guido resta immobile sull’asfalto e l’uomo che lo ha appena colpito si allontana soltanto per pochi passi, lo osserva e torna indietro, come se quella violenza non fosse ancora abbastanza. Lo afferra, lo solleva, lo scaraventa nuovamente al suolo con forza; passano alcuni secondi, la vittima non reagisce e sembra che il pestaggio sia finito, ma l’aggressore si avvicina ancora una volta al corpo ormai inerme, lo tira su e gli assesta un altro pugno violentissimo.

Sono le immagini delle telecamere di sorveglianza di piazza Sant’Anna, a Caserta, a restituire nella loro crudezza gli ultimi minuti prima dell’agonia di Guido, clochard algerino di 60 anni, morto tre giorni dopo il pestaggio per le conseguenze delle gravissime ferite riportate. Una sequenza difficile da guardare non soltanto per la brutalità dei colpi, ma anche per quello che accade intorno: mentre l’uomo viene picchiato e rimane a terra senza riuscire a difendersi, chi si trova nelle vicinanze non interviene per fermare l’aggressione; soltanto successivamente alcuni uomini si avvicinano e riescono ad allontanare l’aggressore dal corpo della vittima.

Il pestaggio è avvenuto mercoledì scorso, in pieno giorno, a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Caserta. Secondo quanto ricostruito attraverso le immagini della videosorveglianza, Guido e l’uomo che lo avrebbe aggredito, un senza fissa dimora di origine ucraina, erano seduti su una panchina e stavano parlando quando tra i due è scoppiata una discussione.  Da quel momento la scena cambia rapidamente: prima i pugni alla testa, poi la caduta a terra e una successione di calci e colpi inferti anche quando il sessantenne non appare più in grado di reagire.

L’aggressore è stato individuato e arrestato poco dopo dalla Guardia di Finanza e, dopo la morte della vittima, dovrà rispondere di omicidio volontario. Il presunto omicida, spiegano gli inquirenti della procura di Santa Maria Capua Vetere, ha picchiato Roviello a causa di un debito di 50 euro non saldato. Durante l’interrogatorio del pm il fermato, di 40 anni, avrebbe sostanzialmente ammesso le sue responsabilità. Guido è stato soccorso e trasferito all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, dove i medici hanno tentato di salvarlo, ma le lesioni riportate nel pestaggio si sono rivelate troppo gravi e, dopo tre giorni di agonia, il sessantenne è morto.

Dietro la definizione di “clochard” che accompagna inevitabilmente la cronaca di queste ore, però, c’era una persona che a Caserta aveva un nome, relazioni e una rete di persone che negli anni avevano imparato a conoscerla. Guido aveva lavorato come cameriere prima di ritrovarsi a vivere per strada, frequentava la mensa della chiesa di Nostra Signora di Lourdes ed era seguito dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Caritas; era conosciuto anche negli ambienti della diocesi e dal vescovo Pietro Lagnese e, recentemente, era riuscito persino a trovare un tetto, provando a uscire da quella condizione di marginalità che aveva segnato una parte della sua vita.

La sua morte ha provocato sgomento nella comunità casertana, ma le immagini dell’aggressione aggiungono alla vicenda una domanda che va oltre la responsabilità penale dell’uomo arrestato: per lunghi secondi Guido viene colpito mentre è già a terra e incapace di difendersi, e nessuno riesce a interrompere quella violenza prima che diventi irreversibile. 

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