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Campania – Monitoraggio Goletta Verde, gravi le criticità delle aree costiere

L’identikit che consegna il Rapporto di Goletta verde, edizione 2020, non si discosta granché da quelle delle precedenti edizioni tornate; e quest’anno, l’importante e utile iniziativa che Legambiente conduce in collaborazione con altre associazioni di volontariato ambientalista e organismi attivamente impegnati nel contrasto alla dispersione in mare delle plastiche, rappresenta un diffuso quadro di criticità nelle aree di costa e nelle acque marine della Campania.

Un quadro dettagliato di informazioni, il cui uso può risultare altamente proficuo per interventi coordinati e pianificati, che spettano agli Enti e alle Istituzioni preposte. Uso, che, in tutta evidenza, continua a mancare, se negatività e criticità continuano a permanere.

Seguendo un itinerario insolito rispetto al passato, il caratteristico vascello battente bandiera Verde, a bordo del quale operano tecnici ed esperti per le analisi dei campioni di acque, ha sottoposto a monitoraggio 31 punti delle coste della Campania, registrando alti tassi di criticità per 14 siti in cui si superano largamente i limiti di tollerabilità ammessi dalla legge. Una condizione che rende i siti in questione fortemente inquinati in stato cronico e inquinati soltanto: il che non cambia molto sullo stato dell’invivibilità permanente.

Nella black list, figurano la foce dell’Irno, a Salerno, del Savone a Mondragone, del Sarno, tra Castellammare e Torre Annunziata, e la foce del torrente Asa a Pontecagnano. Le aree di maggiore criticità ambientale sono dislocate sulle cose di Caserta e Napoli.

Le cause sono arcinote e sono determinate dal cattivo funzionamento degli impianti di depurazione e dagli scarichi illegali con la diretta immissione delle acque reflue in mare. Un fenomeno per nulla nuovo e ben conosciuto, che non si riesce a rimuovere, con pesanti costi fatti pagare alle comunità in termini di bassa qualità delle acque di mare per il malessere in cui versano per l’inquinamento che viene dalle aree urbanizzate.

È lo scenario delle lunghe ombre dell’invivibilità, a cui fa eccezione l’area cilentana, di cui è simbolo ed emblema Pollica, il piccolo Comune che costituisce un vero e proprio modello di tutela della salute delle acque e della qualità ambientale; modello che viene tutelato con controlli costanti e sensibilità sociale della comunità locale.

Le acque cristalline del Cilento sono note ai turisti di tutto il mondo, un brand che da solo fa richiamo e attrazione. Non è un caso se a maggio la Foundation for environmental education abbia conferito a 13 località del Cilento il prestigioso riconoscimento delle Bandiere blu edizione 2020; 13 località su 18 in Campania.

E in ambito nazionale la graduatoria della Grande Fondazione ambientalista danese ha monitorato 385 spiagge. E tra i dati strutturali della condizione ottimale delle coste, vanno inseriti i sistemi fognari dei Comuni cilentani; sistemi che realizzano distinti piani di smaltimento per le acque pluviali e per le acque reflue.

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