EconomiaVN Notizie

Campania – L’Università fronteggia la crisi-Covid e amplia la No-Tax Area

È un campo aperto e senza limiti predeterminati, calibrato e incardinato com’è sulla conoscenza e sulla circolazione dei saperi. E’ il campo del sistema-Scuola e del sistema-Università, le chiavi di volta che ben funzionali e strutturate permettono alla società di evolversi e migliorare se stessa; chiavi che sono riposte nelle mani e nelle menti operose delle  giovani generazioni, responsabili di sé e verso gli altri. I valori dell’uno e dell’altro sistema sono basilari, anche se devono commisurarsi con il Covid-19 e con tutte le sue conseguenze.

In questo quadro si colloca lo studio, condotto da Luca Bianchi, direttore del prestigioso Svimez, e Gaetano Vecchione, giovane docente nel Dipartimento di Scienze politiche alla Federico II ed impegnato nei corsi di Economia applicata; uno studio incentrato sulle correlazioni tra il sistema-Università e la crisi innescata dal Covid-19.

Una connessione che fa prospettare per l’anno accademico 2020\2021, un potenziale calo di iscrizioni nelle Università statali rispetto agli standard dei precedenti anni accademici. La defaillance ipotizzata fa corrispondere, in totale, a diecimila le iscrizioni che non si registreranno per il nuovo anno accademico nelle Università statali, con i due terzi, pari a poco più di sei mila giovani residenti nelle regioni meridionali che rinunceranno a frequentare l’Università. Ed è il prospetto che fa riferimento ai recenti Esami di Maturità, che hanno impegnato 292 mila giovani delle regioni centro settentrionali e poco meno di 200 mila giovani delle regioni meridionali.

La stima deriva da un’attenta ricognizione di analisi e dati statistici, rapportata al periodo 1990-2020; ricognizione che fa registrare un costante e sostanziale gap d’iscrizioni alle Università a favore del Centro-Nord; gap che si riduce e annulla nel 2003, con la riforma degli ordinamenti dei corsi universitari, introducendo la formula del diploma di laurea triennale e della laurea magistrale a durata biennale. Una posizione di equivalenza che si sfalda con la crisi del 2008-2009, quando nelle regioni meridionali il canale di collegamento Scuola-Università non funziona più in modo scorrevole. E il gap tra Centro-Nord e Mezzogiorno ritorna incalzante, a favore del primo.

Una situazione che con il Covid-19 si ripropone, anche e soprattutto le sofferenze dell’economia reale e produttiva del Mezzogiorno, riducendo le capacità di spesa delle famiglie, a sostegno della formazione culturale e professionale delle giovani generazioni. Un circuito, che il governo nazionale e gli indirizzi specifici del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica puntano a spezzare, avendo varato i meccanismi virtuosi dell’esonero dal pagamento delle tasse, favorire le iscrizioni al nuovo anno accademico.

E la No tax area, introdotta dal governo nei mesi scorsi fissa l’esonero al di sotto della soglia di reddito familiare pari a 20 mila euro. Un’indicazione di tetto che nella loro autonomia, le Università possono variare ed alzare. Ed è il caso della Federico II che con decreto ministeriale, firmato da Gaetano Manfredi ha ampliato la No tax area a 24 mila.

Un’opzione su cui sono orientate altre Università statali meridionali, tra cui quella di Palermo. È una prospettiva che con l’incremento delle dotazioni economiche delle borse di studio, assegnate per meriti conclamati può frenare il calo delle iscrizioni previsto. Una prospettiva, evidenziano Bianchi e Vecchione, da inserire in interventi organici per la realizzazione sia di servizi che d’infrastrutture che promuovano la digitalizzazione diffusa nel sistema-Università, con la piena capacità di utilizzo e impiego per i giovani. Un cammino di fiducia e apertura per i giovani e per tutto ciò che rappresentano per la società e per le famiglie.

Articoli correlati

Back to top button

Lascia un Mi Piace!


This will close in 30 seconds