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Avella, Chiesa rupestre di San Michele – Verso il ripristino dell’agibilità

Il servizio di Gianni Amodeo

E’ una delle rare testimonianze dell’antico culto religioso dedicato a San Michele Arcangelo. E’ la Chiesa rupestre risalente all’Alto medio-evo che fu caratterizzato dalla presenza sul territorio dei Longobardi, nelle cui ritualità è riservata una rilevante venerazione proprio al Santo; una presenza, testimoniata dal Castello, che realizzarono proprio i Longobardi sull’omonima collina, trasformato- dopo il Mille- dai Normanni con imponenti opere murarie in maestoso Castello-Fortezza, con Mastio e Torrette, la cui visuale permette di spaziare sulla pianura nolana e sul Golfo di Napoli.

Complesso strutturato all’interno di una cavità carsica, quasi incastonato nella parete montana, nelle immediate vicinanze della Cascata di Acqua pendente, s’affaccia sulla Via dei Cristiani che costeggia il Clanio; uno straordinario monumento di religiosità, articolato in tre ambienti con altari e affreschi parietali, ispirati dalla tradizione iconografica micaelica, che, dal dopo-terremoto dell’80, è interdetto all’accesso dei fedeli e dei visitatori per le criticità che interessano la volta, generate da movimenti franosi,in particolare, ed infiltrazioni d’acqua piovana. Una condizione, per la quale si profila concretamente il superamento, restituendo la Chiesa-Grotta di San Michele Arcangelo alla città e alla storia del territorio, nel quadro degli interventi previsti e in larga parte realizzati per la mitigazione del rischio idrogeologico del Clanio; programma, calibrato sul risanamento e sulla rigenerazione naturalistica complessiva della Valle,a cui dà nome, con i suoi attraenti scenari di bellezza e incanto paesaggistico.

In questa prospettiva si collocano i lavori per la messa in sicurezza esterna, funzionali al recupero del monumentale complesso. E’ la fase propedeutica, a quello che sarà il pieno ripristino dell’agibilità e dell’accesso alla Chiesa rupestre, da restituire alla sua originaria fisionomia con le dovute opere di restauro integrale dell’arredo sacro e delle pitture parietali; un percorso, per il quale si è già provveduto a trasferire la statua di San Michele Arcangelo nella Chiesa parrocchiale, risalente all’età romanica, consacrata a San Pietro Apostolo nell’omonimo e popoloso quartiere, nella parte alta del decumano maggiore che attraversa la città, in direzione dell’ Anfiteatro romano.

E sul punto si ricorderà che nel novembre del 2014 è stato sottoscritto nel Palazzo della Curia vescovile, a Nola,il contratto di comodato d’uso della Chiesa-Grotta di San Michele Arcangelo, a favore dell’Ente di piazza Municipio, guidato dal sindaco Domenico Biancardi; comodato d’uso di durata trentennale “concesso” dall’ Ente parrocchiale, del cui patrimonio fa parte il monumentale complesso, per il corrispettivo di cinquanta euro all’anno, a carico dell’amministrazione comunale. Il contratto fu sottoscritto dal cav. Edoardo Corcione, presidente pro tempore e rappresentante legale dell’ Istituto per il sostentamento del clero della diocesi nolana, dall’assessore Agostino Vitale, in rappresentanza del sindaco Biancardi, e da Feliciano Siniscalchi, il presidente del Comitato Grotta di San Michele che all’insegna del volontariato civico sovraintende alle cura e alle iniziative di valorizzazione dello storico sito di Via dei Cristiani.

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