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Il bunker non è solo un espediente logistico ma un simbolo preciso della criminalità organizzata contemporanea. Nascondigli sempre più integrati nella quotidianità, costruiti per resistere ai controlli e per proteggere il potere anche durante l’assenza forzata del capo. A Barra, territorio storicamente controllato dal clan Andolfi Cuccaro, la latitanza si mimetizza tra salotti, cucine e tavole apparecchiate per il Natale. Ciro Andolfi, 49 anni, ricercato dal 2022 e figura di vertice del clan Andolfi Cuccaro, viveva da anni all’interno della sua stessa abitazione, nascosto in un bunker ricavato in casa, un vano segreto con accesso occultato dietro un termosifone, difficile da individuare anche per occhi esperti.
La certezza dell’invisibilità si è interrotta con l’arrivo dei Carabinieri, che hanno individuato l’ingresso nascosto e fatto irruzione nel rifugio. Andolfi non aveva mai lasciato l’appartamento, uscendo e rientrando dal foro solo in caso di necessità, pronto a trascorrere le festività in famiglia come se la latitanza non esistesse. Su di lui pende una condanna con pena residua di otto anni, tre mesi e dieci giorni per associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e corruzione. È il ventiduesimo latitante arrestato quest’anno dall’Arma.
Non a caso, poco dopo l’inizio della latitanza, l’abitazione era già finita nel mirino dei clan rivali. Nel clima di tensione seguito al maxi blitz del novembre 2022 contro il clan De Luca Bossa a Ponticelli, sconosciuti a bordo di scooter avevano esploso diversi colpi d’arma da fuoco contro l’appartamento di Andolfi. Un avvertimento chiaro, dentro una faida mai realmente sopita, che dimostra come anche i bunker non garantiscano immunità dal conflitto.
L’arresto di Barra conferma una tendenza ormai consolidata. I bunker non sono più solo cunicoli sotterranei o rifugi nelle campagne ma stanze invisibili dentro palazzi popolari, progettate per confondersi con la vita normale e rendere la latitanza un fatto domestico. Un modello che rende più complesse le indagini ma che, ancora una volta, si infrange contro il lavoro investigativo e la pressione costante dello Stato