Cronaca

Angri – Crolla una parte della bifora catalana

Un finestra di fine 1400 che cade a pezzi. Un crollo a distanza di cinque anni dall’ultimo restauro, che aveva restituito alla collettività, un pezzo unico di monofora in pietra nera, testimonianza di un’Arte Catalana, di cui Angri è ricca di testimonianze. Questa mattina, verso le 8.30, un colpo di vento o una vibrazione di troppo, ha fatte cedere una parte degli elementi di ricamo, che sono crollati sul basalto di via Marconi. La giornata pre-festiva ha evitato la consueta presenza di persone in strada e in quel punto in particolare che guarda sull’ingresso di un ufficio Caf. Sul posto sono intervenuti i vigili urbani e una squadra dei vigili del fuoco, che hanno valutato l’entità dei danni, insieme ai tecnici comunali. Dopo una prima fase di recupero dei pezzi fatta dagli agenti della polizia locale e la successiva messa a dimora, si è proceduto nel mettere in sicurezza il tratto di strada con la chiusura al traffico. Predisposta un’area transennata con un varco pedonale, in attesa delle valutazioni dei responsabili della Soprintendenza, che dovranno pianificare i futuri interventi di restauro.

La finestra fa parte di un palazzo detto dei Cansolini, che insieme al portale ornamentale, rappresenta una della testimonianza di Arte Catalana che arricchiscono il centro storico angrese. Un’antica dimora sottoposta a recenti lavori di recupero. Una volta la finestra era dotata di una colonna centrale che formava una bifora bella e unica. Il furto della colonna centrale, avvenuto anni fa, ha trasformato l’opera in una monofora che evidenzia l’arte degli scalpellini di pietra nera di Fiano, con un finissimo ricamo degli allievi del Sagrera e di Matteo Forcimanya.

Arte che cade a pezzi, unicità di una città d’arte che andrebbero salvaguardate e protette, perché testimonianza di un passato che va consegnato alle future generazioni. Giovani che dovrebbero capirne l’importanza, la scuola che dovrebbe educare e insegnare la storia patria, le istituzioni che dovrebbero prendere coscienza del patrimonio presente, gli imprenditori del luogo che potrebbero adottare queste opere d’arte, dando un senso forte di appartenenza al territorio, investendo nel recupero della memoria una minima parte dei propri capitali, che sarebbero spesi per salvaguardare la storia e le origini della propria comunità.

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