Politica

Angri – Accordo GORI – Comune per la sanatoria dei contenziosi aperti

Dopo i distacchi forzati e l’ordinanza di divieto imposta dal comune, ad Angri il sindaco Mauri e i vertici della Gori hanno raggiunto un’intesa. L’incontro è avvenuto dopo tre lunghi mesi di azioni forzate, da parte degli operai della società che gestisce il servizio idrico, che hanno lasciato a secco numerose famiglie giudicate morose e dunque private di un bene primario come l’acqua. Situazioni al limite si sono registrate nel quartiere 167, dove i distacchi hanno interessato nuclei familiari in condizioni economiche precarie, e quindi impossibilitati al pagamento degli elevati importi richiesti in fattura.

Oggi l’accordo mira a sanare le tante situazioni aperte, che nel tempo si sono “scontrate” con la burocrazia di uffici ed impiegati intransigenti che proponevano dilazioni fuori portata per i redditi minimi dei cittadini coinvolti.

Verranno proposte eccezionali forme di pagamento con 25 metri cubici di acqua gratuita per trimestre  per coloro che hanno redditi inferiori ai 7000 euro, come attestato dal modello Isee, attraverso un’apposita richiesta da presentare allo sportello Gori di Scafati.

Ma quello che sembra volutamente fatto passare come un accordo per risolvere il problema delle annose morosità ad Angri, per le quali numerose sentenze hanno condannato la Gori per la mancanza di un contratto che vincoli il cittadino alla società. Contratti non stipulati all’indomani del passaggio anomalo avvenuto nella notte tra il 31 maggio e il 1 giugno del 2004, a firma di Umberto Postiglione, non più sindaco perchè in fase di ballottaggio per la rielezione. Far passare come un successo quello che la politica cittadina ha “strappato” ai vertici della Spa, non è altro che il rispetto del decreto Ambiente varato dal Consiglio dei Ministri e collegato alla legge di Stabilità. Non un buonismo natalizio ma un obbligo alla quale la Gori si deve attenere. La “tariffa sociale” consente i pagamenti in base alle proprie capacità economiche, insieme al livello minimo di acqua garantita anche ai morosi, recepisce un pezzo di referendum del 2011 sull’acqua, rafforzando il principio della natura pubblica della risorsa acqua. Lo Stato mira a regolamentare le modalità di gestione del fenomeno della morosità per limitarne l’insorgenza, assicurarne l’efficace contrasto in modo che i costi non ricadano sugli utenti non morosi e per garantire un livello minimo di fornitura di acqua anche alle utenze non in regola con i pagamenti, quindi per tutti e non solo per i redditi inferiori a 7000 euro.

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