Benevento: bambini maltrattati all’asilo, interviene anche il sindaco Mastella
LA decisione è arrivata dopo un incontro teso e carico di dolore. Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha incontrato i genitori dei bambini dell’asilo nido finito sotto inchiesta e ha annunciato la chiusura immediata della struttura. Una scelta netta, assunta al termine di un confronto diretto con le famiglie, scosse da quanto sta emergendo dalle indagini e accomunate dalla stessa richiesta: protezione e verità.
L’incontro si è svolto all’esterno della scuola, diventata in poche ore il simbolo di una ferita collettiva. I genitori hanno raccontato al primo cittadino mesi di dubbi, paure rimaste inascoltate, segnali minimizzati. Il sindaco ha parlato di una vicenda grave e inaccettabile, assicurando che il Comune non permetterà la riapertura dell’asilo e che le conseguenze non dovranno ricadere sulle famiglie.
La chiusura arriva all’indomani dell’esecuzione di un’ordinanza del gip del Tribunale di Benevento che ha disposto il divieto di dimora per cinque insegnanti, laiche e religiose, indagate per concorso in maltrattamenti aggravati ai danni di minori. Secondo l’accusa, all’interno dell’asilo si sarebbero verificati episodi di violenza fisica e psicologica su bambini di età compresa tra i dieci mesi e i tre anni. In alcuni casi i piccoli sarebbero stati colpiti, in altri immobilizzati nei passeggini. Ad essere coinvolte sono tre suore, di cui due del Madagascar e una filippina, e due insegnanti del capoluogo sannita, operanti nell’asilo delle Battistine.
Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura, hanno fatto emergere un quadro che ora viene riletto alla luce delle testimonianze dei genitori. In molti raccontano di lividi comparsi senza spiegazioni convincenti, attribuiti a normali cadute durante il gioco. Versioni che oggi appaiono fragili, soprattutto considerando che gli ambienti della struttura erano dotati di tappeti e spazi protetti.
C’è chi parla di bambini che, tornati a casa, mostravano un rifiuto improvviso per le cinture dei passeggini, chi ha notato atteggiamenti aggressivi mai visti prima, chi racconta di figli che a casa mangiavano con voracità nonostante a scuola risultasse che avessero consumato regolarmente i pasti. Piccoli indizi che, messi insieme, hanno iniziato a comporre un disegno inquietante.
Un ruolo decisivo nell’avvio dell’inchiesta lo avrebbe avuto una tirocinante, che avrebbe segnalato quanto stava accadendo all’interno dell’asilo. Per molti genitori è a lei che va il ringraziamento più grande, perché senza quella denuncia il silenzio sarebbe probabilmente continuato. Un gesto di coraggio che oggi viene riconosciuto come l’unica via per portare alla luce quanto stava accadendo.
Davanti alla scuola si sono radunati anche nonni e familiari. Alcuni raccontano di una fiducia concessa senza riserve, incrinata nel tempo da episodi strani, come bambini che tornavano a casa con bernoccoli o lividi dopo poche ore di permanenza all’asilo, o bottiglie d’acqua ritrovate intatte nel cestino del pranzo, segno di una cura che forse non era quella promessa.
Ora la scuola è chiusa e le indagini vanno avanti. Resta l’angoscia per ciò che quei bambini potrebbero aver visto o subito, anche nei casi in cui non compaiano immagini o riscontri diretti. Molti genitori parlano già della necessità di un supporto psicologico, di percorsi di aiuto per ricostruire serenità e fiducia.