Cronaca

La Pasqua e il senso della tomba vuota

E’ “la tomba vuota e silenziosa del Signore Gesu”a costituire la chiave d’interpretazione, di cui si vale il vescovo Beniamino Depalma , per rappresentare il senso della Pasqua, nella realtà dei nostri giorni, in cui le incertezze prevalgono e le capacità di discernimento tra bene e male, lecito e illecito, giusto e ingiusto sono sempre più difficili da sviluppare e da esercitare nella quotidianità. E’ una scena “drammatica ed emozionante”, quella che evoca, che per credenti e non credenti si configura come “momento della verità sulla propria esistenza”.

Depalma punta l’obiettivo sulla cultura- intesa come sistema di usi e costumi- dell’Occidente; un modello che “associa la felicità alla pienezza”. E’ il binomio, che si esprime nella “gioia di una tavola che non ha un lembo vuoto, nemmeno per appoggiare le braccia”. E’ la gioia del benessere materiale, dell’apparire e del superfluo, che trasforma l’evento pasquale in una   occasione di “ festa zeppa di ospiti e amici, segno di successo sociale ”. E’ proprio nella ridondanza e nella larga ed ostentata disponibilità dei beni di consumo il presule identifica la difficoltà somma dell’uomo contemporaneo a comprendere sino in fondo il valore della Pasqua, quale lievito di rinascita e di spiritualità, che rende liberi.

Con la Pasqua- scrive il presule- siamo chiamati ad un gesto audace, qual è quello di muovere un passo dentro quel sepolcro inabitato e vincere la paura della morte, quella paura che ci paralizza e che compensiamo, circondandoci dell’inutile e del superfluo, di una pienezza futile e illusoria”. 

            La riflessione del vescovo Beniamino Depalma evoca le emozioni di stupore che vissero gli Apostoli, quando, dopo una corsa a perdifiato, si trovarono di fronte alla “tomba vuota e silenziosa”. Sono le emozioni che trasformano la stanza vuota qual è la tomba nella metafora della propria coscienza, semplice e nuda, con cui bisogna confrontarsi, per riscoprire la ricchezza e la bellezza della vita, la determinazione a superare le difficoltà e le fatiche, senza perdere la speranza e la fiducia nel futuro. Il vuoto che si pone in antitesi all’equivalenza tra felicità e pienezza di beni materiali, non può né deve spaventare. E’, invece, la grande chance destinata all’uomo, a tutti gli uomini, di ri-partire dall’essenziale del vivere, in conciliazione con se stessi. E Dio.

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